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3 libri che abbiamo letto a gennaio4 min read

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L'anno è iniziato bene, dai.

Forse è solo una nostra percezione, ma, a differenza del solito, questo mese di gennaio è volato via in un attimo, mentre di solito ha le sembianze di una lunghissima, fredda, piovosa e estenuante cavalcata lunga tipo quattrocento giorni tutti uguali.

Abbiamo iniziato il 2021 leggendo soprattutto romanzi e recuperando un po’ di titoli scoperti grazie alle varie liste di fine anno di cui siamo in generale grandi fan. Per chi volesse qui c’è la nostra, mentre per i ritardatari che hanno capito solo ora che la vita è migliore con un calendario appeso al muro, sul nostro shop è ancora disponibile il Calendario 2021 ispirato a La boutique del mistero di Dino Buzzati, illustrato da Carol Rollo in collaborazione con Mono Studio.

Bene, detto questo veniamo al dunque con i tre libri che consigliamo questo mese!

Cercando il mio nome,
Carmen Barbieri
(Feltrinelli)

Questo romanzo è stato una sorpresa totale e fulminea. Il romanzo di esordio di Carmen Barbieri ci ha commosso e inebriato di sensazioni dense e difficili da riportare con fedeltà. Le vicende sono incentrate sulla vita di una studentessa di Napoli trasferita a Roma e sul trauma causato dall’improvvisa morte del padre, per il resto ci sono gli angoli più angusti dell’esistenza e una scrittura di una bellezza notevole.

The Passenger – Roma,
AA.VV.
(Iperborea)

Questa invece non è per niente una sorpresa, perché siamo grandi fan di Iperborea e della collana The Passenger, figuriamoci quindi quanto siamo felici dell’uscita di un numero dedicato a Roma, che tra l’altro ospita moltissime firme che seguiamo quotidianamente. Non è affatto facile riuscire a raccontare Roma senza addentrarsi in almeno uno dei diversi percorsi retorici tracciati in una direzione parallela rispetto alla realtà complessa di una città enorme, popolatissima, divisa, piena di distorsioni e contraddizioni, avviluppata in diverse immagini di se stessa apparentemente inconciliabili e che pure per inerzia proseguono inesorabili e inestricabili.

Un cazzo ebreo,
Katharina Volckmer
(La Nave di Teseo)

Un altro romanzo e un altro esordio di cui però avevamo già sentito parlare bene all’estero e che aspettavamo perché si tratta di quel genere di romanzi che ci piacciono tanto: ironici, contemporanei, cosmopoliti, uno dei pochi modi efficaci per raccontare l’ultimo segmento di millennials che diventa adulto ma che ancora non ha trovato una stabilità perché probabilmente è nella pura essenza dell’identità di questa generazione essere destinata a non riuscirci mai.