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Escapismo cottagecore13 min read

Escapismo cottagecore

Una via di fuga dalla vita di tutti i giorni in tendenza sui social.

di Federica Pisacane

illustrazione di DORO MARCELLO

Della stessa autrice:

C’è stato un periodo, durante la pandemia da Covid-19, in cui ci siamo tutti ritrovati in casa a impastare il pane, a coltivare piante e provare nuovi hobby. Probabilmente ci siamo sentiti al sicuro, rilassati, meno spaventati di fronte a un trauma collettivo così grande. Potremmo anche aver visto sui nostri feed social delle foto di luoghi ameni, vestiti fluttuanti, animaletti carini che scorrazzano e potremmo aver pensato “che pace! Magari potessi vivere in un posto così”. Quello che alcuni di noi potevano non sapere è che sì, è possibile vivere in un mondo del genere, però esclusivamente online. Ed è qui che entra in gioco il cottagecore.

Secondo Urban Dictionary, il cottagecore (conosciuto anche come farmcore e countrycore) si ispira a un’interpretazione estremamente romantica della vita agricola occidentale. L’idea alla base di questa estetica è vivere in modo semplice e in armonia con la natura: i temi più frequenti sono l’essere autosufficienti e prendersi cura degli altri.

Come tutti i fenomeni dell’Internet è molto difficile fornire una precisa genealogia del cottagecore. Emma Bowman riporta in un articolo su National Public Radio che l’hashtag #cottagecore è comparso su Tumblr verso marzo 2014; Rebecca Jennings su Vox, invece, indica come anno di nascita del termine il 2018. Entrambe concordano sul fatto che la prima piattaforma a ospitare l’estetica sia Tumblr, dove l’hashtag conta nel momento in cui scrivo 828.300 follower. I post cottagecore rappresentano scene campestri, idilliache, illuminate dai raggi del sole durante la golden hour o alle prime luci dell’alba. Il rapporto tra l’uomo e la natura si concretizza nelle immagini di giardini selvatici recintati da steccati in legno, laghetti ameni attraversati da ponticelli o con piccoli moli per attraccare delle barchette, orti che ospitano una serra ricolma di vasi, animali che scorrazzano nei recinti.

Altro elemento visuale molto importante è, chiaramente, il cottage, termine-ombrello che indica numerose abitazioni: da quello tradizionale col tetto di paglia e i muri di mattoni a casupole di legno col tetto a punta o fattorie in pietra. In generale, l’architettura cottagecore sembra uscita da un libro di fiabe e anche gli interni evocano una sensazione fiabesca: tavoli in legno con sedie scompagnate in mezzo a salotti pieni di piante; tovaglie e tende di lino, divani foderati con motivi a fiori, mensole colme di oggettini, set da tè e libri. In cucina c’è sempre profumo di pane o torte appena sfornate. Intorno alla casa, animali domestici e selvatici come mucche, pecore, cani e gatti, rane, oche, farfalle.

Gli stessi contenuti si possono poi trovare su Instagram: nel momento in cui scrivo, l’hashtag indicizza circa 4 milioni e 420mila post; su TikTok #cottagecore ha attualmente 12,8 miliardi di visualizzazioni. Oltre a video moodboard con sequenze di immagini che si susseguono in rapida successione su sottofondi musicali tranquilli e riposanti, su entrambi i social si possono trovare video di ricette, tutorial di uncinetto, maglia o decoupage, ma anche video dove vengono mostrate stanze, case, giardini, serre e in generale tutto ciò che il creator ha costruito o messo insieme per incarnare perfettamente l’estetica.

Su Tumblr l’hashtag conta 828.300 follower. I post cottagecore rappresentano scene campestri, idilliache, illuminate dai raggi del sole durante la golden hour o alle prime luci dell’alba.

Il sentimento principale che anima l’estetica cottagecore è lo yearning, che si potrebbe tradurre come bramosia pur non avendo una connotazione negativa come il termine italiano. I fan del cottagecore, sostanzialmente, aspirano a una vita semplice, lontana dalle storture della contemporaneità, dove chiunque può essere davvero se stesso. Jennings, per esempio, riporta le parole di Evienne Yanney, sedicenne californiana che si sente attratta dal cottagecore in quanto persona lesbica. “Molti di noi non si sentono davvero accettati nel mondo moderno, perciò il pensiero di fuggire in un cottage è, come dire, abbastanza rassicurante”, spiega. Vivere secondo uno stile di vita tradizionale, basato sull’autosufficienza e sull’aiuto reciproco, sembra essere la soluzione ideale all’intolleranza e all’odio omolesbobitransfobico; tuttavia, quegli stessi ideali che hanno permesso a Yanney di sentirsi al sicuro sono condivisi anche dalla comunità tradwife, formata da donne che credono nei ruoli di genere tradizionali e nell’istituzione del matrimonio patriarcale e spesso accusata di associarsi all’estrema destra e al suprematismo bianco.

In ogni caso, l’esaltazione della vita domestica e dei lavori manuali ha naturalmente trovato linfa vitale nelle restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19, quando quasi tutto il mondo si è improvvisamente trovato costretto a trascorrere molto tempo in casa a il fare il pane, prendersi cura delle piante, scoprire nuovi hobby manuali: tutte attività tipiche dell’estetica cottagecore. Amanda Brennan, content and community associate di Tumblr, sostiene che il cottagecore abbia avuto un ruolo nel permettere alle persone di sentirsi al sicuro e per elaborare il trauma collettivo della pandemia. Bowman, infatti, riporta come, tra marzo e aprile 2020, l’uso di #cottagecore su Tumblr sia salito del 153%, con un incremento del 500% dei like ai post. Il rebloggare foto di anatroccoli negli stagni, seguire tutorial di uncinetto o piantare un orto (anche domestico) sia stato un modo per fuggire dalla realtà. Una forma di escapismo, se vogliamo.

L’escapismo è una forma estrema di svago il cui scopo è estraniarsi da una realtà verso la quale ci si sente a disagio. L’American Psychology Association lo definisce come “la tendenza a fuggire dal mondo reale per il piacere o il senso di sicurezza fornito da un mondo fantastico”. In questo caso, questo mondo è rappresentato da un cottage accogliente immerso in un giardino rigoglioso, sfiorato dai raggi del sole durante la golden hour. Il sentimento di fuga dalla realtà che pervade i creator cottagecore non è una novità. Anzi, estetiche simili si sono succedute in varie epoche della storia umana, prime fra tutte il mito dell’Arcadia.

L’Arcadia è un topos letterario che indica un mondo idilliaco, dove l’uomo vive a stretto contatto con la natura e in armonia con essa. Pur essendo gli abitanti dell’arcadia tradizionalmente dei pastori, in questo mondo non è necessario lavorare in quanto la natura provvede già a donare all’uomo il necessario per vivere. Secondo la mitologia greca, l’Arcadia era la casa del dio Pan e della sua corte di ninfe e spiriti della natura. Questo mito venne poi ripreso dal Rinascimento italiano come simbolo della vita idilliaca e tale concezione è rimasta fino al Settecento.

Su Instagram l’hashtag indicizza circa 4 milioni e 420mila post, mentre su TikTok #cottagecore ha attualmente 12,8 miliardi di visualizzazioni.

Joe Vaughan, digital editor del Museum of English Rural Life, ha indicato in un tweet virale la regina Maria Antonietta come icona del cottagecore. Questa, infatti, stanca della rigida etichetta di Versailles, commissionò nel 1782-1783 la costruzione di un villaggio bucolico comprendente una fattoria, una latteria, un colombario, un fienile e vari cottage. Qui la regina viveva con un gruppo ristretto di amici e confidenti, supervisionava le attività della fattoria e indossava abiti semplici di mussolina, cappelli di paglia e scialli, indumenti simili a quelli che indossavano le contadine dell’epoca.

Tuttavia, il villaggio di Maria Antonietta si basava su un’idea completamente sbagliata della vita rurale. “[Questa] è sempre stata dura, basandosi infatti sull’adattamento a condizioni difficili (dalle difficoltà finanziarie al clima alla solitudine) per poter arrivare a fine mese” spiega ancora Vaughan nel thread. “Questa nostalgia pastorale per una vita semplice non riflette affatto la realtà vissuta.” In fondo, però, lo scopo del villaggio di Maria Antonietta, così come del cottagecore, non è quello di rimanere aderente alla vita reale, ma di fuggirne.

Eppure nemmeno un’estetica basata sull’autosufficienza e sul mutuo aiuto è riuscita a sopravvivere al canto della sirena del capitalismo. Alcuni brand, infatti, vendono l’esperienza cottagecore tramite vari prodotti, siano essi cuscini, maglioni, profumatori d’ambiente. In un altro articolo per Vox Jennings spiega come i brand si siano appropriati dell’estetica cozy vendendo weighted blankets, bath bombs, plaid, maglioni, oggettistica per la casa e tutto ciò che può dare un’impressione di intimo, domestico, rilassante. Due esempi di prodotti “virali” cozy (dunque considerati anche cottagecore) sono Animal Crossing: New Horizons (quinto titolo della serie di videogiochi di simulazione di vita sviluppato da Nintendo e uscito il 20 marzo 2020) e Folklore (ottavo album in studio di Taylor Swift, pubblicato il 24 luglio 2020). Mentre il primo è un videogioco ambientato su un isola deserta ma popolata da simpatici animaletti cute, ognuno con una propria casetta col tetto a punta circondata da alberi e fiori, l’album di Swift è per sua stessa ammissione “malinconico e pieno di escapismo”. Le immagini promozionali sono in bianco e nero e rappresentano la cantante mentre scorrazza in una foresta; il merchandise ufficiale include un cardigan (titolo, tra l’altro, del primo singolo). Questa commercializzazione dell’estetica, tuttavia, contrasta con l’idea di sostenibilità e autosufficienza che sta alla base del cottagecore: più che comprare una coperta, sarebbe meglio farsela da sé. Ma chi ha davvero tempo per farlo?

E come tutti i fenomeni di costume, anche il cottagecore non è esente da critiche. Abbiamo già visto come la visione romantica della vita in campagna contrasti con la realtà del lavoro agricolo. Ma c’è di più: Paul Quinn, direttore del Chichester Center for Fairy Tales, afferma che “ciò che caratterizza la campagna inglese è il fatto che molti non vedano l’ora di andarsene, mentre molti altri non possono più permettersi di vivere lì in quanto alcuni hanno iniziato ad acquistare delle seconde case in quelle zone”. In questo alcuni critici hanno visto lo spettro del colonialismo: persone della middle-class, possibilmente bianche, che invadono una comunità appropriandosi dei loro terreni e delle loro abitudini e costringendola al trasferimento. Inoltre, l’esaltazione dei lavori domestici e dell’autosufficienza è uno degli elementi in comune con la comunità tradwife e l’alt-right. La brama di tempi più semplici, dove ci si aiutava l’uno con l’altro e si produceva quasi tutto ciò di cui si aveva bisogno è una delle idee fondanti di questi gruppi: la modernità, individualista, consumista e regolata del mercato sarebbe il risultato della perdita dei valori e della formazione di nuovi: membri della comunità tradwife, per esempio, utilizzano spesso l’immaginario e la moda cottagecore per rappresentare uno stile di vita che segue i valori “di una volta”.

In definitiva, finché è una forma di escapismo innocua, che non mette in pericolo l’esistenza di nessun gruppo di persone o non si trasforma in una patologia, il cottagecore può essere semplicemente un modo come un altro per costruire un piccolo angolo di mondo che ci rassicura e ci permette di affrontare le situazioni che troviamo stressanti. Un nido, in pratica. Sta a noi, insomma, tenere ben distinta la realtà, per quanto grigia e opprimente essa sia, da una finzione certamente riposante e idilliaca, ma comunque non esistente. O almeno non fuori dal mondo digitale.


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Ha studiato Letterature comparate all'Università di Bologna ma nella vita fa tutt'altro. È autrice, regista e interprete di due podcast, Amori tarocchi e Swipe Date Repeat. Nel tempo libero scrolla.

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