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ali smith estate primo capitolo

L’estate di Ali Smith10 min read

L’estate di Ali Smith

Un estratto da Estate di Ali Smith, pubblicato in Italia da edizioni SUR.

Pubblichiamo un estratto da “Estate” di Ali Smith, pubblicato in Italia da Edizioni SUR. Ringraziamo l’autrice e l’editore per la gentile concessione.

Se io debba risultare l’eroina della mia vita, dice la madre di Sacha.

E poi: Sacha, sai cos’è questa frase? Da dove è tratta?

Sacha è in soggiorno, sta leggendo qualcosa sul cellulare mentre fa colazione. La tv è accesa, il volume è troppo alto, sua madre urla per farsi sentire.

Non lo so, dice Sacha.

Pronuncia queste parole con un tono di voce normale, è possibile che sua madre non l’abbia sentita. Non che questo cambi nulla. 

L’eroina della mia vita, ripete la madre facendo avanti e indietro nella stanza. L’eroina della mia vita, e poi parla di un posto, un posto tenuto da qualcuno. Da dove è tratta, questa citazione?

Ma cosa importa.

Sacha scuote la testa, ma non abbastanza perché sua madre ci faccia caso.

Sua madre non capisce niente.

Un esempio è quello che è successo ieri sera a proposito della citazione che Sacha aveva trovato online per il tema sul perdono assegnato da Merchiston che doveva fare per oggi. A una settimana dalla Brexit, alla classe è stato chiesto di scrivere qualcosa sul concetto di «Perdono». Sacha è molto diffidente al riguardo. Dire a qualcuno ti perdono equivale a dirgli ti considero inferiore e ho un vantaggio morale e reale nei tuoi confronti.

Solo che Merchiston di solito non apprezza particolarmente questo genere di amore per la verità e ormai l’intera classe ha imparato cosa dire per ottenere un voto alto.

E così, ieri sera tardi, visto che il compito era per oggi, Sacha si è messa a cercare online un po’ di frasi sul perdono.

Per citare le parole piene di devozione di un’autrice del secolo scorso: Il perdono è l’unico modo per mutare il corso dell’irreversibile flusso della storia.

Sua madre, tanto per cambiare, è entrata in camera di Sacha senza bussare e si è fermata dietro di lei per leggere cosa c’era scritto sullo schermo.

Ah, bella questa citazione, ha detto, mi piace.

Piace anche a me, ha detto Sacha.

Ma è giusta la parola devozione in questo contesto?, ha chiesto la madre. Mi sembra un concetto più filosofico che religioso. È una scrittrice religiosa? Di chi si tratta?

Sì, è una scrittrice religiosa, ha detto Sacha, sebbene non ne avesse la minima idea, non sapeva nemmeno chi fosse l’autrice; aveva usato quella parola semplicemente perché le suonava bene. Ma in quel momento, con il fiato sul collo di sua madre che voleva sapere il nome di chi aveva scritto quella frase, Sacha ha aperto Startpage e ha scritto le parole irreversibile, flusso, storia. E le è comparsa la citazione.

È una scrittrice dal nome europeo, ha detto.

Ah. Arendt, Hannah Arendt, ha detto la madre. Mi interesserebbe molto leggere cosa ha da dire Hannah Arendt sul perdono, davvero, mi interesserebbe.

Bella questa, ha pensato Sacha, dal momento che né suo padre né sua madre sembravano propensi a perdonarsi reciprocamente alcunché.

Ma non la definirei un’autrice religiosa, ha detto sua madre. Qual è la fonte?

Brainyquote, ha risposto Sacha.

Ma non è una fonte, ha ribattuto sua madre. Non cita da nessuna parte la fonte originale? Guarda. Non c’è. Pazzesco.

La fonte è Brainyquote stesso, ha detto Sacha. È lì che ho trovato la citazione.

Ma non puoi mettere Brainyquote come fonte, ha detto la madre.

Sì che posso, ha ribattuto Sacha.

Ti serve una fonte bibliografica un po’ più attendibile, ha detto la madre. Perché così non si sa dov’è di preciso che Hannah Arendt ha scritto questa cosa.

Sacha ha inclinato lo schermo. L’ha mostrato a sua madre.

E ha cominciato a snocciolare: Brainyquote. Quotepark. Quotehd. Azquotes. Facebook. Goodreads. Picturequotes. Quotefancy. Askideas. Birthdaywishes.expert. Sono tutti i siti che ti compaiono se scrivi pezzi della citazione in un motore di ricerca. E questi sono solo i primi risultati. I siti che le attribuiscono questa citazione sono una marea.

Eh no eh. Mica è sufficiente che questi siti le attribuiscano la citazione, ha detto sua madre. Te li devi spulciare tutti finché non trovi la fonte originaria. Il contesto. È importante.

Sì vabbè, ma non mi serve saperlo, ha detto Sacha.

E invece ti serve, ha detto sua madre. Controlla un po’ se uno di questi siti fa riferimento a una fonte originaria.

Ma è internet la fonte originaria, ha detto Sacha. 

A questo punto sua madre se n’è andata.

E per una decina di minuti ha regnato la calma. 

Sacha ha ripreso a respirare regolarmente.

Poi, a un certo punto, sua madre, che evidentemente era andata in cucina a fare qualche ricerca sul laptop per controllare i vari Brainyquote Quotepark eccetera, le ha urlato su per le scale, come se si sentisse personalmente offesa dai vari Brainyquote Quotepark eccetera:

Nessuno di questi siti, Sach, nemmeno uno, fornisce la fonte originale. Da nessuna parte dice dove Hannah Arendt avrebbe scritto queste parole. E allora è meglio se questa citazione non la usi. Non puoi farlo.

Va bene, grazie, le ha urlato di rimando Sacha dalla sua stanza.

E poi ha ripreso a fare quello che stava facendo, continuando a ignorare sua madre.

Sua madre intanto diceva a gran voce, mentre saliva le scale: Hannah Arendt potrebbe anche non aver mai detto nulla del genere.

Urlava come se in casa fossero tutti sordi. 

Non è una fonte attendibile, gridava.

A qualcuno gliene frega qualcosa se un tema di scuola cita fonti attendibili?, ha detto Sacha.

Frega a me, ha urlato sua madre. E anche a te. E a tutte le persone a cui stanno a cuore le fonti.

La generazione di sua madre si preoccupa di cose del genere per evitare di preoccuparsi dei problemi veri che affliggono il mondo. Comunque, nel caso sua madre avesse un minimo di ragione…

E se alla fine aggiungo una nota in cui dico che secondo internet questa citazione è di Hannah come si chiama?, ha detto Sacha.

E ha ricontrollato in rete il cognome dell’autrice.

Non è sufficiente, le ha urlato sua madre entrando in camera senza essere stata invitata. Perché non c’è nessuna prova che Hannah Arendt abbia mai detto una cosa del genere. E metti che questa frase appartenga a qualcun altro a cui non viene, ingiustamente, attribuita? Oppure. Metti che questa frase non l’abbia detta proprio mai nessuno, secondo nessuna fonte ufficiale, metti che qualcuno questa citazione se la sia semplicemente inventata attribuendola a Hannah Arendt e l’abbia messa online per poi diffonderla su tutti questi siti?

Se così fosse, Cosa, come si chiama, Hannah Arendt, ne sarebbe contenta, ha detto Sacha (parlando con un tono di voce normale in modo che sua madre si rendesse conto di quanto stava urlando). È una bella frase.

Ma non puoi parlare a nome di Hannah Arendt, ha detto la madre (gridando un po’ meno – oh, finalmente). A te piacerebbe se su internet girasse una qualche citazione a caso attribuita a Sacha Greenlaw?

Non mi dispiacerebbe. Sarei felice se qualcuno nel mondo pensasse che io ho detto qualcosa di bello, ha risposto Sacha.

Ah, ecco. Quello che conta è l’approvazione degli altri. Ti comporti come se avessi l’età di Robert, ha detto sua madre.

Non è vero, ha detto Sacha. Se io avessi ancora tredici anni, o la sfortuna, Dio me ne scampi, di essere Robert, ecco cosa ti avrei detto: ritorna immantinente all’epoca dell’erudizione oziosa e pedante.

Oh andiamo, Sach, le ha detto la madre. Le fonti. Sono importanti. E sai perché? Pensaci.

Quello che penso, ha detto Sacha girandosi verso sua madre, quello che penso è che mi sto impegnando a un livello assolutamente accettabile.

Io sto parlando di un livello di attenzione che va messo in tutto, ha detto sua madre alzando di nuovo il tono della voce (come se urlare fosse sinonimo di avere ragione). E quello che tu definisci un livello accettabile non è altro che uno stratagemma sociale.

A questo punto sua madre ha cominciato ad agitare le mani così tanto da far dondolare il lampadario.

E se un bel giorno ti svegliassi e scoprissi che ovunque in rete ti viene attribuita una frase che tu non diresti mai neanche morta?, le ha detto.

Be’, dichiarerei pubblicamente di non averla mai detta, ha ribattuto Sacha.

Ma se nonostante questo su internet trovassi migliaia di persone furiose con te?, ha detto sua madre. Se ti succedesse quello che è successo a tuo fratello?

Contro certe valanghe c’è ben poco da fare, ha detto Sacha. E allora chi se ne frega alla fine di chi pensa cosa. Tanto io lo so che dico la verità. E sono io la fonte di me stessa. Va’ a romperle a lui, le scatole. A me queste cose non interessano.

Gliele romperei volentieri. Ma è fuori, ha detto sua madre.

Sono le dieci, ha detto Sacha. Ha tredici anni. Che razza di genitrice sei?

Una genitrice che sta facendo del suo meglio per i suoi due figli nonostante una serie di insormontabili avversità, ha detto sua madre.

Comunque, il tema deve essere pronto per domani mattina, ha detto Sacha.

Pensa se ti rovinassero la reputazione e tu non potessi più andare da nessuna parte perché trovi ovunque gente pronta a darti della bugiarda e a dirti che ti dovresti vergognare, ha insistito sua madre.

Perdonerei tutti, ha detto Sacha. 

Eh?, ha detto sua madre.

Il perdono, ha detto Sacha, è l’unico modo per mutare il corso dell’irreversibile flusso della storia.

Breve pausa, come quelle che ci sono a volte a teatro. E poi la madre è scoppiata a ridere.

Anche Sacha si è messa a ridere.

La madre è andata alla scrivania e l’ha abbracciata.

La mia bimba geniale, ha detto.

A Sacha si è riempito il petto di quel calore che le era capitato di sentire una volta, quando era molto piccola; all’epoca aveva chiesto a sua madre come mai questa sensazione fosse così bella e sua madre le aveva risposto: è perché hai l’estate dentro.

Ma dovrai essere ancora più geniale, le ha detto sua madre, che continuava ad abbracciarla. Le bimbe geniali devono sforzarsi di superare il, il.

Il livello accettabile di genialità, ha detto Sacha con la bocca schiacciata contro il fianco della madre.


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Nata a Inverness nel 1962, è autrice di cinque raccolte di racconti e nove romanzi. Quattro volte finalista al Booker Prize, è una delle voci più originali e influenti della letteratura britannica contemporanea.

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