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Storia della posta pneumatica8 min read

«Questa è una lettera d’addio» scrive Antoine Doinel a Fabienne Tabard ne I baci rubati di Truffaut del 1968. Poi imbuca la busta in una cassetta con scritto “Pneumatiques” e una sequenza di immagini ci trasporta per i sotterranei di Parigi attraverso delle vecchie tubature: da Rue Lepic a Place Clichy, passando per Rue St. Lazare, Rue Richelieu, Avenue des Champs-Élysées e così via fino ad arrivare a destinazione in poche ore. La posta pneumatica è stata per decenni, tra XIX e XX secolo, il metodo più rapido e all’avanguardia per inviare lettere, cartoline, documenti o pacchetti di piccole dimensioni, sia tramite un sistema chiuso all’interno di edifici come uffici o ospedali, che attraverso reti estese per intere città.

Ufficialmente l’inventore di questo capolavoro di tecnologia analogica fu l’ingegnere scozzese William Murdoch, il quale, tra le altre cose, è stato anche il primo a utilizzare l’infiammabilità del gas per illuminare dapprima la sua abitazione e poi, in una dimostrazione pubblica, la struttura della Soho Foundry di Birmingham. Era il 1798, giusto un anno prima di ipotizzare che fogli o piccoli oggetti inseriti dentro a dei cilindri potessero viaggiare attraverso dei tubi, sparandoli con aria compressa. Al di là delle evoluzioni e delle migliorie apportate negli anni, il sistema di posta pneumatica consiste sostanzialmente in una serie di tubi, tutti collegati a un motore centrale che aziona e indirizza l’aria per la corrispondenza prodotta da apposite turbine: da una parte il mittente spedisce con una pressione di circa 3 atmosfere, mentre il destinatario riceve con un’aspirazione di 5 decimi di atmosfera.

Passò qualche decennio prima che il brevetto di Murdoch venisse messo in pratica. Bisognerà aspettare il 1854, quando l’ingegnere britannico Josiah Latimer Clark fu incaricato dalla neonata “London Pneumatic Despatch Company”, di realizzare un tubo lungo circa 200 metri e dal diametro di tre centimetri, che collegava la sede della Borsa di Londra con gli uffici della Electric Telegraph Company. In questo modo fu possibile comunicare le informazioni per gli investimenti molto più rapidamente di quanto potesse fare il vecchio sistema adottato fino a quel momento: giovanotti atletici che correvano veloci tra le due sedi. Purtroppo non abbastanza veloci da mantenere il posto di lavoro quando entrò in gioco l’aria compressa, che ben presto si diffuse in tutto il Regno Unito.

Solo nel 1880 Londra era cosparsa di ventuno miglia di tubi destinati alla posta pneumatica, lo stesso fu per Liverpool, Manchester, Birmingham. In quegli anni anche le altre grandi capitali europee avviarono i lavori per un sistema di posta pneumatica: a Parigi rimase in uso fino al 1984 e divenne un fenomeno di costume che per parecchio tempo soppiantò il telegrafo e anche il telefono. La tariffa della “petit bleu” – il modulo era stampato su carta celeste – era leggermente più alta di quella della posta ordinaria, praticamente l’equivalente di un servizio di consegna a domicilio prime, ed era molto amato dai francesi. Quello di Berlino raggiunse un’estensione di 400 chilometri, mentre Praga è stata l’ultima città ad abbandonare il sistema, che venne definitivamente mandato in pensione solo nel 2002, a causa delle inondazioni che colpirono tutta l’Europa e che danneggiarono in maniera irreversibile le strutture.

Negli Stati Uniti la posta pneumatica arrivò solo alla fine del XIX secolo, precisamente nel 1893. La prima città ad adottare il sistema fu Philadelphia, ma ben presto tutti i grandi centri urbani collegarono gli uffici postali alle principali stazioni e nel giro di poco tempo l’uso andò ben oltre il classico smistamento di posta civile o per lo spostamento di somme di denaro.

I primi esemplari di posta pneumatica raggiungevano una velocità di 10 metri al secondo ed erano in grado di spostare oggetti pesanti fino a qualche chilo. Le versioni più recenti riescono a spostare fino a 50 chili, in particolare quelle destinate al servizio di logistica interna, per esempio dei supermercati ma anche degli ospedali, che trasferiscono tamponi, farmaci, cartelle cliniche e altri strumenti all’interno della struttura. È particolarmente celebre quello del quartier generale della CIA, utilizzato per trasportare informazioni segrete durante tutta la Guerra Fredda, non a caso fu attivo dal 1950 al 1989. Anche la NASA disponeva di un sistema di posta pneumatica che fu particolarmente attivo negli anni del Programma Apollo.
Sebbene sia un prodotto tipicamente ottocentesco, la posta pneumatica è rimasta impressa per l’utilizzo svolto nel Novecento, soprattutto agli anni Cinquanta, periodo di espansione economica, dei consumi e della tecnologia. Per questo viene associata a un immaginario retro-futurista, dispotico e grottesco, compare per esempio in Brazil! di Terry Gilliam o alla commedia yuppie The Hudsucker Proxy dei fratelli Coen.

A un certo punto negli Stati Uniti veniva spedito praticamente di tutto tramite posta pneumatica: tè caldo, uova, persino un gatto e ovviamente il cibo di McDonald’s, fino al 2011 un ristorante di Edina nel Minnesota, consegnava così il cibo agli avventori che ordinavano tramite McDrive.

In Italia la posta pneumatica fu attiva a Roma, Milano e Napoli ma non ebbe mai particolare successo, anche a causa delle due Guerre Mondiali che rallentarono i lavori per la diffusione, quando non danneggiavano le tubature durante i bombardamenti. Per questo il sistema ebbe una vita relativamente breve: dal 1913 al 1981. Oggi alcuni dei tunnel sotterranei destinati alla posta pneumatica,  sono stati convertiti per l’utilizzo di cavi in fibra ottica, un esempio pratico in più per chi sostiene che il sistema di tubi pneumatici abbia anticipato la banda larga, internet, i servizi di consegna a domicilio e in un certo senso anche le stampanti in 3D.

Durante gli anni d’oro dei tubi pneumatici, ci si spinse a immaginare (e in parte anche a realizzare) sistemi di trasporto destinati allo spostamento di persone regolati ad aria compressa, l’esempio più iconico è forse quello del Beach Pneumatic Transit, ovvero la rete di trasporto pneumatico sviluppato per New York e attivo sporadicamente – e solo in forma sperimentale – tra il 1870 e il 1873, ma più o meno nello stesso periodo si contano tantissimi tentativi di realizzare un sistema per spostare locomotive in grado di contenere decine di persone con l’utilizzo di aria compressa.

Un utilizzo che è tutt’altro che relegato al passato. Se da una parte il concetto classico di posta pneumatica è diventato progressivamente obsoleto nella seconda metà del Novecento – banalmente con l’avvento dei fax e poi del digitale – esiste oggi un margine per immaginarne un ritorno in contesti diversi. In questo momento, per esempio, molte città utilizzano un sistema di raccolta pneumatica dei rifiuti: si tratta di bidoni collegati a dei tubi che aspirano i rifiuti e li smistano a una velocità di 70 chilometri orari verso il rispettivo centro di smaltimento o riciclaggio specializzato. In Svezia è attivo sin dal 1961, quelli di Londra e Barcellona sono tra i più estesi e all’avanguardia, anche alcuni quartieri di Milano sono dotati di questo sistema e tutto fa pensare che sarà esteso in un prossimo futuro.

Con il supporto di algoritmi e dell’intelligenza artificiale, non è affatto escluso che si possa tornare su ragionare a un sistema di smistamento merci pneumatico, soprattutto con la crescita esponenziale degli acquisti online.

Del resto, anche il sogno del trasporto umano non è affatto accantonato. Dopo essere stato accantonato per un’oggettiva mancanza di mezzi e tecnologie disponibili nello scorso secolo, in questo decennio si registra un ritorno d’interesse, studio e progettazione nei confronti dei “vactrain”. Per farla breve: si tratta di tubi a levitazione magnetica, gli stessi che trasportano i personaggi di Futurama o quelli di molte altre serie tv fantascientifiche e che da sempre fanno parte di qualsiasi immaginario di città futuristica.
Tubi e vagoni che trasportano gli esseri umani a velocità elevatissime, grazie a una elaborazione del concetto ottocentesco che sta dietro alla posta pneumatica. Diverse società stanno sviluppando vari prototipi di Hyperloop, un sistema di trasporto ad alta velocità per merci e passeggeri, regolato con tubi a bassa pressione che sarebbero in grado di raggiungere una velocità di oltre 1.200 chilometri orari, con costi relativamente bassi e consumi di energia ridotti.

Sostenibile, eco-compatibile e velocissima: l’aria compressa ha tutte le caratteristiche con le quali continuiamo a pensare al progresso. Ci vuole  davvero parecchia fantasia per immaginare che non avrà un ruolo rilevante nelle nostre vite nei prossimi decenni.