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tones on the stones 2021

Tones on the Stones è il futuro10 min read

Tones on the Stones è il futuro

A contatto con la natura, sostenibile e all’avanguardia artistica. Una conversazione con chi ha ideato Tones on the Stones, uno degli eventi più stimolanti nel panorama culturale italiano.

L’edizione 2021 di Tones on the Stones, la quindicesima, conferma quella che in questi anni è diventata una certezza: semplicemente, si tratta di uno degli eventi più affascinanti che si svolgono in Italia. Il “festival di produzione contemporanea a carattere immersivo” che si svolge in Val d’Ossola, quest’estate si trasforma in una vera e propria stagione con Tones Teatro Natura, una rassegna che durerà dal 22 luglio al 5 settembre.

La location sarà la cava di Gneiss ai piedi delle Alpi, un ex spazio industriale trasformato in un vero e proprio teatro stabile di pietra immerso nella Natura, grazie a un intervento di progettazione architettonica a cura di Fuzz Atelier sviluppato seguendo i principi di modularità, trasparenza, flessibilità, all’insegna della sostenibilità e di un diverso rapporto con il paesaggio naturale.

Il festival si articolerà in quattro sezioni, Tones on the Stones, il cuore originario del festival, dedicato ai progetti multidisciplinari e ai grandi artisti internazionali, con due appuntamenti il 22 e il 24 luglio; Nextones, festival di sperimentazione elettronica e audiovisiva, dal 27 luglio al 1°agosto; Riverberi jazz, il 26 e 27 agosto, due giorni di performance sonore dedicate al jazz contemporaneo che sa contaminarsi tanto con la tradizione popolare che con l’elettronica; e infine, dal 3 al 5 settembre, Campobase, per esplorare la cultura della montagna.

Abbiamo fatto qualche domanda a Maddalena Calderoni, direttrice di Tones on the Stones e a Ruggero Pietromarchi , curatore di Nextones e direttore di Terraforma. Per scoprire l’intero programma del festival potete visitare il sito www.tonesonthestones.com

tones on the stones

Iniziamo con una domanda sicuramente banale, ma doverosa se pensiamo alla crisi che ha colpito il mondo degli eventi nell’ultimo anno e mezzo: parliamo di pandemia e organizzazione del festival. Oltre agli aspetti logistici, quali nuove riflessioni, approcci, conversazioni ha fatto emergere la necessità di costruire un festival in un periodo di ridefinizione del rapporto tra uomo e natura?

Maddalena: La Fondazione Tones on the Stones ha utilizzato tutto il primo lockdown per riflettere sul proprio futuro. Non ci siamo mai fermati e abbiamo pensato e ripensato in primo luogo a quella che avrebbe potuto essere l’edizione 2020 del nostro format artistico che potesse condensare tutti i nostri progetti compreso Nextones Festival.

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Abbiamo anche adottato un sistema di gestione per la sostenibilità sociale, economica e ambientale del festival che certamente ci ha aiutato a capire quale potesse essere la nostra nuova strada, ottenendo poi la certificazione ISO20121.

Dopo 13 edizioni itineranti nella cave attive affacciate sul Lago Maggiore e nell’Ossola, certamente estremamente stimolanti da un punto di vista creativo per varietà morfologica dei “teatri di pietra” a disposizione, avevamo desiderio di cercare nuovi percorsi e di trovare uno spazio che ci consentisse di ampliare la programmazione e di lavorare maggiormente su progetti artisti di ampio respiro con una visione pluriennale.

Ci interessava trovare una connessione maggiore con il contesto naturalistico del territorio montano che ci ospita e creare un ponte tra il territorio e le migliori creatività italiane ed internazionali capaci di connettere arte e nuove forme di ambientalismo.

«L’arte è il più potente strumento a disposizione per comunicare concetti complessi in uno spazio temporale o fisico ristretto. In questo momento storico di estrema complessità e criticità enormi da affrontare, l’arte deve necessariamente occuparsi anche di natura con tutte le emergenze ad essa connesse»

Oggi la parola sostenibilità è un po’ sulla bocca di tutti, al punto che sta diventando sempre più difficile distinguerne i contorni. Tones on the Stones si presenta come un festival veramente sostenibile sotto molteplici aspetti: puoi illustrarceli e raccontarci il rapporto del festival con la sostenibilità?

Maddalena: Come accennato abbiamo scoperto che cosa significa essere sostenibili intraprendendo il percorso di certificazione che si è dimostrato piuttosto impegnativo anche perché comporta una revisione continua di tutti i processi. Stiamo lavorando per una autosufficienza energetica con un impianto fotovoltaico dedicato al consumo di Tones Teatro Natura che metterà anche a disposizione un distributore di acqua per combattere l’uso di plastica monouso. Cerchiamo di interagire con i fornitori per coinvolgerli in strategie che abbassino l’impatto degli eventi e lavoriamo su una differenziazione dei rifiuti con l’obiettivo di una riduzione sempre maggiore di anno in anno dell’indifferenziato, utilizzando per cibo e bevande materiali sempre biodegradabili.

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Inoltre la vocazione multimediale del format a realizzare scenografie video per le proprie produzioni evita la costruzione di scenografie tradizionali in materiali che spesso non possono essere riciclati e che devono essere trasportati su gomma.

tones on the stones

L’arte è uno spazio di riflessione e sperimentazione importante per la società e le comunità in genere. Partendo dall’esperienza di Tones on the Stones, Nextones e da azioni come TONES TEATRO NATURA, in che modo pensi che l’arte possa cambiare (se non ribaltare) il rapporto estrattivo che l’uomo intrattiene con la natura?

Maddalena: L’arte è il più potente strumento a disposizione per comunicare concetti complessi in uno spazio temporale o fisico ristretto. In questo momento storico di estrema complessità e criticità enormi da affrontare, l’arte deve necessariamente occuparsi anche di natura con tutte le emergenze ad essa connesse. Tones Teatro Natura è un luogo nel quale l’arte può comunicare messaggi potenti, realizzando progetti coraggiosi capaci di dare contributi a favore soprattutto delle generazioni più giovani.

Inoltre costruire un teatro in un momento storico così drammatico per la cultura è una sfida estremamente motivante che si carica di significati e non è un caso che le parole Teatro e Natura siano state affiancate nella scelta del nome di questo sito industriale dismesso che diventa Luogo della Cultura.

Ruggero: Penso che l’arte e con essa la musica ci permetta innanzitutto di osservare e ascoltare il contesto in cui ci troviamo e ad immedesimarci in questo concetto di natura che non è distinto dall’uomo, ma lo comprende. Più che un ribaltamento, trovo interessante la possibilità di reinterpretare e rivalutare, due strumenti dei quali l’arte e l’architettura si sono fatte portatrici. La reinterpretazione di un luogo ha il suo fulcro nel rapporto tra la comunità che lo abita e il luogo stesso, per cui qualsiasi azione di rivalutazione ha effetto immediato su questa relazione uomo-contesto e quindi sul rapporto estrattivo. Ovviamente la sfida maggiore è riuscire a comunicare attraverso l’arte anche a tutti coloro che non sono parte della nostra community. La componente site-specific del nostro lavoro è un elemento chiave del nostro approccio creativo: l’arte non è univocamente trasformatrice se non quando dialoga direttamente con lo spazio che la ospita, che sia esso fisico – come nel caso di Nextones – o immaginario.

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«Il festival del futuro è un festival pervasivo, un Pianeta come Festival, per citare l’iconico progetto di Sottsass che immagina un mondo interamente dedicato alla creatività. La mia visione è quella di progressivamente riuscire ad ampliare i nostri confini d’azione e portare i nostri elementi cardine, la sostenibilità e l’avanguardia, in contesti anche molto lontani da quelli dell’arte»

Sostenibilità e avanguardia, arte e natura: come si costruisce il festival del futuro? Qual è la tua visione per gli anni a venire?

Maddalena: La vera sfida è proprio riuscire a unire nel processo creativo le quattro parole citate. Per riuscirci è necessario offrire gli strumenti adeguati agli artisti ospiti, proponendo progetti che siano stimolanti e mettendo le creatività nelle condizioni di esplorare nuovi percorsi. Lo si può fare con i linguaggi contemporanei ma anche con quelli più classici, noi ci proviamo lavorando su produzioni innovative di opere liriche piuttosto che di musica elettronica.

Oggi credo che sia fondamentale ingaggiare il pubblico affidando un ruolo più attivo nei confronti delle opere d’arte ma anche dei luoghi di fruizione, senza questo siamo destinati a perdere sempre più spettatori. 

Ruggero: Il festival del futuro è un festival pervasivo, un Pianeta come Festival, per citare l’iconico progetto di Sottsass che immagina un mondo interamente dedicato alla creatività. La mia visione è quella di progressivamente riuscire ad ampliare i nostri confini d’azione e portare i nostri elementi cardine, la sostenibilità e l’avanguardia, in contesti anche molto lontani da quelli dell’arte.


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