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vita da freelance

Vita da freelance13 min read

Tra le varie storture della nostra epoca, che la crisi pandemica da Covid-19 e il conseguente giro di lockdown in tutto il mondo hanno messo in evidenza, c’è la sostanziale assenza di tutele per chi ha un lavoro precario e in nero. Inoltre ha anche mostrato a un pubblico più ampio rispetto a quello dei diretti interessati che lo sperimentano nella propria quotidianità, quanto sia altrettanto incerta e frastagliata di punti interrogativi, la vita di chi invece svolge un lavoro autonomo e da freelance, una categoria che è particolarmente diffusa tra chi svolge un lavoro creativo.

Alle fine di un anno particolarmente complicato, abbiamo deciso di parlare con un po’ di figure professionali per farci raccontare della loro esperienza da freelance, non soltanto per quel che riguarda il 2020, ma anche per conoscere il loro modo di organizzarsi nella vita quotidiana, provando a tracciare una panoramica collettiva partendo dalle esperienze individuali e chiedendo di fornire anche qualche consiglio a chi è agli inizi della propria carriera da freelance.

Per qualche particolare scherzo del destino ogni volta che sono in vacanza mi arrivano delle proposte di lavoro fantastiche e mi ritrovo a leggere contratti e a stilare preventivi in situazioni davvero buffe.

Il primo aspetto è la gestione del tempo. Anna Magni è una graphic designer e art director, che molto probabilmente avrete intercettato su internet con uno dei suoi Disegnini, ed è una freelance da cinque anni: « Io ho la sensazione di non aver mai imparato a organizzare il mio tempo. Sicuramente sono migliorata con la frustrazione che mi crea procrastinare le cose, nel senso che procrastino qualsiasi cosa, sia i doveri che i piaceri e adesso mi conosco e so che non posso fare a meno di ridurmi all’ultimo. Il mio processo creativo è così, ne ho parlato spesso anche con la mia psicologa, se ho un mese di tempo, lavoro gli ultimi tre giorni, faccio tarda notte, mi stresso, mi viene l’herpes, finché finalmente consegno e posso odiare tutto quello che ho fatto».

Al contrario, Laura Simonati, che è una illustratrice e la mano che si cela dietro a Piccoli Posti, ha intrapreso solo da pochi mesi la sua carriera da freelance “part time”: «per ora la mia gestione del tempo é piuttosto disastrosa, devo ancora imparare a quantificare bene le ore di lavoro che mi prendono determinati progetti. Mi ritrovo spesso a dire sì a troppi clienti e di conseguenza sono stati numerosi i weekend o serate passati di fronte al computer o a disegnare».

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Courtesy of Laura Simonati, illustrazione del progetto @piccoliposti

In effetti, come si fa a capire quanti lavori accettare se non si sa bene con quanta regolarità arriveranno in futuro? Il rischio è quello di accettarne troppi, con il rischio di impazzire.

Da questo punto di vista Cristiana Bedei, giornalista e traduttrice che cura la newsletter Lavori per chi scrive, dopo qualche anno di esperienza, ha trovato la quadra: «non tanto nella gestione delle cose da fare quanto nel non accettare incarichi che mi toglierebbero letteralmente il sonno. Ho dovuto imparare a farlo, e soprattutto sentirmi relativamente sicura di poter dire di no a qualcosa e arrivare comunque tranquillamente a fine mese».

Ecco, fare bene i calcoli per arrivare a fine mese, ma anche riuscire a capire se il lavoro che viene commissionato abbia senso. «Una cosa che le persone freelance tendono spesso a fare all’inizio del loro percorso è di accettare qualsiasi proposta, a qualsiasi costo. Il mio consiglio è di valutare bene quali sono i vantaggi di ogni lavoro prima di dire di accettarlo. Mi è capitato tante volte di acconsentire a lavori retribuiti malissimo o non retribuiti del tutto, oppure non di mio interesse, solo per sentirmi produttiva e rincorrendo avidamente la speranza che mi potessero poi esser utili in futuro» ci ha detto Vittoria Paglino, regista e video editor che si occupa di video documentaristici, contenuti per i social o videoclip musicali «spesso si è portati a credere che proporre cifre più basse o lavorare gratuitamente, possano convincere il cliente a sceglierci perché banalmente gli costiamo di meno, e quindi di avere più occasioni in futuro. Io l’ho fatto tante volte, pentendomene solo a lavoro inoltrato. In realtà avere un tariffario e rispettarlo non è solo onesto nei propri confronti, ma è anche un modo per valorizzare il proprio lavoro».

Per ora la mia gestione del tempo é piuttosto disastrosa: devo ancora imparare a quantificare bene le ore di lavoro che mi prendono determinati progetti.

Ilaria Urbinati è una illustratrice con un’esperienza decennale alle spalle,  collabora con numerose riviste e quotidiani, ha collaborato con molti brand e ha firmato diversi graphic novel. Lavorando da diversi anni come freelance, ha sviluppato una routine piuttosto organizzata – sveglia presto, orari regolari, passeggiate e yoga con ricorrenza settimanale – ma soprattutto ha imparato bene quanta flessibilità richieda l’imprevedibilità di questo lavoro: «Per qualche particolare scherzo del destino ogni volta che sono in vacanza mi arrivano delle proposte di lavoro fantastiche e mi ritrovo a leggere contratti e a stilare preventivi in situazioni davvero buffe (uno dei preventivi per un lavoro bellissimo l’ho fatto in mezzo alla Foresta in Sierra Leone, lontana da tutto, ma col wi-fi). Se avessi ignorato l’email tutte le volte che sono andata in vacanza il fatturato e la mia carriera ne avrebbero risentito non poco».

Uno degli aspetti che non vanno trascurati è quello della salute fisica e mentale. Molti freelance lavorano da casa, da postazioni poco consone, mangiano male, seguono orari folli e, soprattutto, hanno poche tutele per quanto riguarda la malattia. Un tema su cui Ilaria è particolarmente attenta «ho sempre fatto attenzione alla schiena e in generale al movimento, all’alimentazione e al cercare di avere un buon equilibrio. Lo sforzo che richiede una carriera freelance rischia di portare al burnout o a problemi di stress. Per quanto riguarda le malattie diciamo che gioco di prevenzione ma se avessi dei problemi più gravi mi rendo conto che sarebbe un bel pasticcio e che mi ritroverei poco tutelata e anche poco informata. Alcuni miei colleghi hanno fatto delle assicurazioni sanitarie extra, ma sono un bell’investimento e non so se farla anche io».

Per tanto tempo le vacanze mi hanno scatenato un subdolo senso di colpa – alimentato dal fatto di lavorare in un settore mediamente sottopagato, piuttosto competitivo, in cui la tempestività può fare la differenza, rendendoti in alcuni casi facilmente sostituibile da qualcuno/a immediatamente a disposizione.

Un’altra questione che in un certo senso è affidata al libero arbitrio, che dunque ha dei pro e dei contro, è quella delle ferie. Sembra ovvio e scontato, ma non lo è affatto, come fa notare Cristiana Bedei: «ammetto che per tanto tempo le vacanze mi hanno scatenato un subdolo senso di colpa – alimentato dal fatto di lavorare in un settore mediamente sottopagato, piuttosto competitivo, in cui la tempestività può fare la differenza, rendendoti in alcuni casi facilmente sostituibile da qualcuno immediatamente a disposizione. Un classico è essere contattata il giorno prima di partire. C’è questa paura che se ti lasci scappare un’opportunità non ne arriveranno altre, ma l’esperienza mi ha dimostrato che non è così. Le email, però, le guardo lo stesso anche se sono in vacanza. Ma non regolarmente».

È tutto inevitabilmente basato sulle proprie capacità organizzative, che molto spesso si sovrappongono a una semplice questione di sostenibilità, per Laura Simonati: «Il sovraccarico di lavoro che ho avuto negli ultimi mesi mi ha portata a  prendermi almeno due settimane di totale vacanza per Natale. Questo ovviamente é possibile perché sono riuscita a guadagnare abbastanza nei mesi passati, ma ovviamente non ho alcuna certezza che questo possa ripetersi in futuro con regolarità»

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Courtesy of Laura Simonati, illustrazione del progetto @piccoliposti realizzata per Libri Belli

«Penso che lavorare da freelance sia direttamente collegato alla propria personalità, ho lavorato per quattro anni per un’azienda e stavo male. Da freelance sto bene, nonostante gli up and down, i periodi con pochi soldi, i tantissimi soldi da pagare di tasse. Sono giunta a questa conclusione: lavori fighi non esistono, se non pochissimi che capitano poche volte» e poi prosegue Anna Magni «per me lavorare con i miei tempi, gestirmi anche male o stressarmi da freelance, è una sensazione impagabile, nonostante i rischi economici che questa scelta comporta».

All’inizio, quando una persona sta costruendo il suo portfolio e cercando di crearsi una rete di contatti, capitano momenti anche lunghi in cui non c’è lavoro. Quelli sono stati sicuramente per me i periodi peggiori. Vorrei dire alla me stessa del passato che era tutto normale.

I rischi economici sono una costante, sempre. Ma come abbiamo detto, il 2020 ha rincarato la dose, questo è poco ma sicuro.

Per Vittoria Paglino «è stato un anno molto duro dal punto di vista lavorativo perché purtroppo ho guadagnato veramente meno rispetto al solito. Il lato positivo è che sono riuscita a dedicarmi di più a progetti personali a cui tengo molto. Inoltre la situazione generale mi ha permesso di prendere una pausa per ripensare alla direzione in cui sto andando e a quali tipologie di progetti e attività voglio dare la priorità. Ma al di là di questo, mi spiace molto per la disattenzione verso la categoria dei lavoratori freelance. La precarietà e il fatto che molti giovani che lavorano come freelance riescano a sopravvivere economicamente accumulando diverse fonti e forme di guadagno, non sono cose di cui viene tenuto molto conto da chi amministra, e una piccola fonte di guadagno viene scambiata facilmente a livello burocratico come un reddito sufficiente per il sostentamento» anche perché, oltre a non avere una busta paga con regolarità, chi svolge un lavoro freelance deve inevitabilmente sviluppare delle spesso spiccatissime doti da contabile e burocrate, come è stato necessario per ricevere gli indennizzi statali per le Partite IVA, per questo sottolinea Laura Simonati: «a chi è all’inizio della propria carriera da freelance consiglio di studiare minuziosamente tutte le trafile burocratiche (apertura di una partita IVA, fatture, regime forfettario…) che fanno parte della quotidianità».

Ho la sensazione di non aver mai imparato a organizzare il mio tempo. Sicuramente sono migliorata con la frustrazione che mi crea procrastinare, ho capito che sono fatta così, mi riduco all'ultimo, faccio tarda notte, mi stresso, mi viene l’herpes, finché finalmente consegno e poi odio tutto quello che ho fatto.

Di certo, in ogni caso, c’è bisogno sempre di grande resilienza e di una particolare predisposizione ad adattarsi alle difficoltà, pandemie globali comprese, concludiamo con le parole di Anna Magni come un piccolo manifesto per quello che è stato l’ultimo anno dei freelance: «Il 2020 mi ha beccata in pieno, ho dovuto rivoluzionare il mio modo di pensare perché non ho lavorato i primi mesi di lockdown e quindi ho dovuto ricalcolare i miei piani economici, adesso la sto sentendo tutta ma ho la sensazione che in un modo o nell’altro ce la faccio».