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3 libri che abbiamo letto a febbraio4 min read

3 libri che abbiamo letto a febbraio4 min read

Scelte praticamente obbligate.

Situazione un po’ incubo, un po’ distopica, un po’ quasi piacevole: ci ritroviamo alle soglie di quel periodo in cui iniziamo ad avere ricordi abbastanza lontani della pandemia, che infatti sta per compiere un anno e infatti avrete avuto anche voi qualche considerazione tipo «eh ci pensi che un anno fa a quest’ora…» oppure «guarda dov’eravamo un anno fa a quest’ora» e vabbè. Fuori dalla finestra ci sono gli odori e la luce di quando tutto stava iniziando. Questo ci ha fatto tornare in mente l’ansietta, tra le varie ansiette, di fare scorte di libri per rintanarsi in casa. C’è da dire che se tutti i mesi fossero come questo febbraio appena trascorso, in termini di letture, starsene chiusi in casa sarebbe uno spasso. Ecco i nostri tre consigli del mese, tre scelte praticamente obbligate.

Il silenzio,
Don DeLillo
(Einaudi)

Ecco appunto, a proposito di scelte obbligate. Per chi non lo sapesse, il nome della nostra newsletter Dylarama viene proprio dal titolo di un capitolo di Rumore Bianco di DeLillo, quindi figuratevi quanto siamo felici di poter inserire il suo ultimo mini-romanzo in questa lista. Aspettavamo da mesi la pubblicazione di questo romanzo breve del celebre autore di Brooklyn, sebbene con un po’ di apprensione e con la tipica paura di rimanere delusi dagli idoli che invecchiano. In realtà leggere DeLillo non è mai deludente, anche nelle opere minori. Questa in particolare va via che è una bellezza in un solo pomeriggio al parco.

Quando abbiamo smesso di capire il mondo,
Benjamín Labatut.
(Adelphi)

A un certo punto nelle nostre bolle social la copertina di questo saggio ha cominciato a sbucare da tutte le parti, accompagnata da post entusiastici che lo descrivevano come una lettura imperdibile. Un po’ anche solo per una questione di principio, abbiamo tentato di resistere e di non farci trascinare dalle ossessioni tipiche della bolla social, ma poi l’insistenza è stata talmente forte che abbiamo ceduto e non ce ne siamo pentiti perché non c’è niente di meglio di chi riesce a scrivere con un linguaggio e una narrazione avvincente, di storia delle scoperte scientifiche e delle persone che le hanno perpetrate, aneddoti o episodio singolari che hanno portato l’umanità al progresso culturale, scientifico e tecnologico.

Appunti da un’apocalisse,
Mark O’Connell
(Il Saggiatore)

Dopo il successo di Essere una macchina che un paio di anni fa ci aveva fritto a puntino il cervello, O’Connell torna con una bella vagonata di ansia raccontandoci alla sua maniera quanto, non solo l’apocalisse sia alle porte e nel nostro quotidiano, ma quanto siamo molto più abituati a conviverci di quanto saremmo pronti a scommettere.