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Il comfort show13 min read

Il comfort show

Il modo in cui le narrazioni nostalgiche, consolatorie, familiari, ci aiutano a sopportare lo stress sociale. E sostituiscono gli ansiolitici.

di Federica Giampaolo

Artwork di Lucie Corbasson

“L’incertezza è il carburante dell’ansia”, afferma Lucy Spicer, psychology coach britannica. A causa degli innumerevoli e traumatici eventi storici a cui stiamo assistendo da diversi anni, la nostra società vive in uno stato di ansia costante. La nostra incapacità di affrontare problemi e cambiamenti improvvisi ci spinge a trovare soluzioni che possano alleviare lo stress psicofisico di cui siamo oramai soggetti. Ci si ritrova, di conseguenza, alla ricerca di narrazioni nelle quali perderci, per allontanarci momentaneamente dalla realtà. Entrano così in campo i cosiddetti comfort show, ovvero programmi e/o serie televisivi capaci di darci un senso di conforto tale da spingerci a rewatch molto frequenti. I comfort show non sono un concetto nuovo ma, per diversi motivi, nell’era dello streaming si sono insediati sempre di più nella nostra quotidianità.

Il successo dei comfort show

L’obbligo del lockdown ha limitato l’intrattenimento ad un contesto domestico, in cui l’unica possibilità per la maggior parte delle persone era darsi allo streaming. Le piattaforme on demand hanno guadagnato una maggiore popolarità e quantità di spettatori durante la pandemia. Ciò ha fatto sì che le principali case cinematografiche, e non solo, smettessero di distribuire i loro film nelle sale e iniziassero a rilasciarli direttamente online. Questo contesto digitale si è dimostrato enormemente utile: la facilità tecnica e l’elemento di accessibilità hanno ottenuto un gran successo. Se a questo aggiungiamo il crescente stato ansiogeno contemporaneo, abbiamo tutto l’occorrente per delineare una condizione di co-dipendenza. Helen Sneha Jambunathan, analista comportamentale, ritiene che tutto ciò fosse inevitabile: molti di noi si trovano ad affrontare livelli crescenti di stress e ansia, e “il richiamo della distrazione è innegabile. […] [Il rewatch] Permette alle persone di staccare la spina in modo tale da rimanere concentrati nonostante si sogni ad occhi aperti”. Un cambiamento del genere ha significato una svolta davvero singolare nel modo in cui consumiamo oggi i media. Soprattutto, spiega il successo dei comfort show negli ultimi anni.

Se a questo aggiungiamo il crescente stato ansiogeno contemporaneo, abbiamo tutto l’occorrente per delineare una condizione di co-dipendenza.

Al di fuori della polemica concernente l’ipotetica “morte della televisione tradizionale”, è innegabile e prevedibile il successo di uno strumento capace di offrire prodotti mediatici a portata di mano. Il tutto, ovviamente, con i propri pro e contro. La capitalizzazione delle piattaforme streaming rende difficile l’accesso a determinati contenuti, soprattutto se appartenenti al passato, spingendo spettatori ad aprirsi account a pagamento su più siti possibili. Tra l’altro, la loro facilità di utilizzo ha portato allo sviluppo di molte “cattive abitudini” come binge-watching e tendenze ai cali d’attenzione. Ma allo stesso tempo, siti come Netflix e Prime sono riusciti a ridar vita a programmi che erano stati precedentemente cancellati dalle reti, come Arrested Development, Gilmore Girls e tanti altri ancora. Non solo, ma hanno dato spazio al rewatch di contenuti senza tempo, i cosiddetti all-time favorites, come Friends, The Office US e così via.

Come già accennato, la comunicazione che caratterizza i comfort show esiste da tempo. Tuttavia, oggi ha assunto forme diverse, perché ha dato una nuova veste al suo obiettivo: non si limita a raccontare storie che possano far sognare il pubblico, cerca di formulare trame capaci di curare lo stato ansiogeno del mondo contemporaneo. L’approccio funziona non solo perché si sviluppa come mezzo di supporto morale, ma perché lavora di pari passo con la comodità del digitale, la quale rende tutto semplice e accessibile. Uno dei mezzi principali attraverso cui i comfort show contemporanei diventano tali e, soprattutto, assicurano guadagni, è ciò che viene definito rinse and repeat/rewatch. Le ambientazioni, i personaggi e il legame emotivo e parasociale che nasce tra i primi e lo spettatore spinge quest’ultimo a riguardarne il contenuto con una certa consistenza. Una volta arrivati al finale, si ricomincia tutto da capo. Questa riproduzione permette all’audience di rivivere le emozioni e le trame come la prima volta.

Come già accennato, la comunicazione che caratterizza i comfort show esiste da tempo. Tuttavia, oggi ha assunto forme diverse, perché ha dato una nuova veste al suo obiettivo: non si limita a raccontare storie che possano far sognare il pubblico, cerca di formulare trame capaci di curare lo stato ansiogeno del mondo contemporaneo.

E, di conseguenza, i comfort show variano per gusti e target, poiché i contesti dipendono da ciò che il prodotto riuscirebbe a vendere allo spettatore. Il trait d’union è quel senso emotivo capace di avvolgere l’audience in una sorta di coperta dal quale non voler più uscire. Alcuni degli intervistati per un articolo di The Guardian sull’argomento hanno affermato che riguardavano le loro serie preferite, citando come esempi Modern Family e Gilmore Girls, per lo stesso motivo: quando sono particolarmente stressati sentono la necessità di premere play ancora una volta. Quest’azione permette loro di tornare a “mondi rasserenanti” di cui conoscono già l’esito, perché amano “il calore e il conforto che ne derivano”, dai quali diventano “dipendenti perché stanno bene con sé stessi”.

artwork di Lucie Corbasson

Nostalgia millennial

Questi prodotti mediatici raccontano storie i cui fattori narrativi identificativi risultano familiari, e richiamano una condizione di supporto emotivo. Il pubblico desidera sempre di più un mezzo esclusivo con il quale sentirsi al sicuro e, talvolta, il tutto viene reso possibile dal senso di nostalgia che caratterizza una determinata demografica. Tra i vari spettatori affezionati ad uno o più comfort show, spiccano (non a caso) i millennial. Questi ultimi si distinguono per il desiderio latente di poter riportare in vita programmi televisivi (o film) con i quali sono cresciuti. Durante gli anni delle loro première, molte di queste serie si sono distinte per contenuti nuovi o di forte impatto sociale. Spesso, tuttavia, alcune delle trame appaiono adesso un po’ all’antica o, da un punto di vista contemporaneo, presentano molte lacune e problematicità. Ciononostante, l’audience millennial le associa a tempi ormai perduti, positivi e dove tutto era più semplice, perché meno soffocati dalle responsabilità della vita reale da adulti e/o di un mondo pericoloso. Dinanzi a questo desiderio così forte, case di produzione e servizi streaming ci vedono un’ottima opportunità di profitto.

Spesso, tuttavia, alcune delle trame appaiono adesso un po’ all’antica o, da un punto di vista contemporaneo, presentano molte lacune e problematicità. Ciononostante, l’audience millennial le associa a tempi ormai perduti, positivi e dove tutto era più semplice.

Nella speranza di evadere dalla realtà, ci si avvicina a contenuti narrativi che presentano elementi di vita a cui aspirare: una determinata estetica, una famiglia comprensiva, una carriera accademica o lavorativa stabile e una comunità alla quale appoggiarsi. Sono molto in voga anche i programmi pensati per il co-viewing, ovvero da guardare in famiglia, perché di base rasserenanti e commoventi. E se diventa possibile rivivere tutto ciò con le storie con cui siamo cresciuti, la ricerca del comfort show perfetto diventa senza dubbio un’esperienza necessaria. Inoltre, come già accennato, se si unisce il tutto a un desiderio di tornare indietro nel tempo, si ha una strategia di marketing senza paragoni. Diventa possibile attrarre e fidelizzare la propria clientela ripresentando questi programmi in chiave contemporanea, più adatta agli ultimi cambiamenti sociali e politici. Nascono così reboot, sequel, prequel o spin-off dei programmi più amati: Pretty Little Liars, iCarly, e via discorrendo. Vengono organizzate reunion per i fan di Friends, Will & Grace e non solo. Gli stessi membri del cast, in particolare coloro che non hanno goduto di grande celebrità, lavorano a podcast spesso incentrati su curiosità e aneddoti legati a quegli anni. Il materiale è estremamente copioso, anche se, tuttavia, può rappresentare un rischio per prodotti originali. Queste strategie di re-branding spingono i produttori a investire su storie trite e ritrite rispetto a punti di vista nuovi.

Spesso, anche gli stessi programmi contemporanei originali offrono rivisitazioni di elementi nostalgici. Ne è un esempio Stranger Things poiché propone elementi pop, cinematografici e culturali appartenenti agli anni ‘80, periodo in cui è ambientata la serie. Non sorprende che i contenuti nostalgici siano diventati così popolari, se consideriamo la passione della Gen Z per il vintage ed estetiche passate da romanticizzare e acquistare. Tuttavia, non è detto che sia tutto frutto della nostalgia. Prodotti più recenti come Sex Education, Heartstopper, Modern Family, On My Block e molti altri, incarnano tropi ed elementi confortanti nelle loro narrazioni. Toccano temi riguardanti la rappresentazione culturale e/o queer, all’interno di storie indirizzate a far star bene l’audience con se stessa, perché le è stato possibile rivedersi nei loro personaggi. Ciò che conta è una narrazione coinvolgente, che crei un mondo ideale dove personaggi e comunità si confortano a vicenda. Deve produrre una condizione di benessere, una sorta di narrazione consolatoria che si plasma a seconda delle necessità. Di fatto, nonostante non riprendano necessariamente storie preesistenti, i prodotti contemporanei giocano sull’importanza di spazi aperti e di supporto, affinché chiunque possa sentirsi a suo agio in un ambiente dove tutti vivono la quotidianità con la propria found family. Presentano, dunque, un elemento che li accomuna ai prodotti che lucrano sulla nostalgia. Qualsiasi prodotto mediatico o elemento di cultura pop che essi fanno trasparire possono dividersi fra nostalgia e novità, ma vengono portati sul mercato con lo stesso scopo: accogliere lo spettatore in una metaforica casa dove i problemi si risolvono insieme, o magari non esistono neanche.

I prodotti contemporanei giocano sull’importanza di spazi aperti e di supporto, affinché chiunque possa sentirsi a suo agio in un ambiente dove tutti vivono la quotidianità con la propria found family.

Quello dei comfort show è un fenomeno ciclico, destinato a ripetersi con volti e sfumature sempre diverse. Anche il fattore nostalgico resterà probabilmente intatto perché, come ripetono non pochi studiosi, ciò che ci lega al “prima” del mondo adulto e alla natura assuefacente dello streaming è proprio l’elemento malinconico ma rassicurante, capace di distrarci il più lungo possibile. Non è tuttavia destinato a limitarsi ad un legame col passato, bensì mira a contenuti generalmente di conforto, in cui ambientazione e personaggi riescono a farci sentire meglio con noi stessi e con il mondo.


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