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Dentro la dark academia12 min read

Dentro la dark academia

Panoramica della sottocultura estetica che si basa sull’amore per la classicità, le arti, la letteratura e lo studio in generale.

di Federica Pisacane

Immagine di copertina di Mauro Serra

È la fine di marzo 2020, è da poco scoppiata la pandemia e hai già trascorso un paio di settimane chiuso in casa senza sapere quando potrai uscirne. Frequenti l’università ma non ci metti piede da febbraio. Non è questa l’esperienza che avresti dovuto vivere: tutti ti hanno detto che quello universitario sarebbe stato il periodo migliore della tua vita. La lezione che stai seguendo su Zoom è incredibilmente noiosa, così prendi il cellulare in mano e apri TikTok. Scrolli un pochino, e poi la tua attenzione viene catturata da una serie di immagini: un edificio gotico, una biblioteca antica, un gruppo di ragazzi vestiti di tweed seduti su un prato coperto di foglie secche a leggere libri con la copertina rigida. Benvenuto nel mondo della dark academia, giovane matricola.

La dark academia è una sottocultura e un’estetica che si basa sull’amore per la classicità, le arti, la letteratura e lo studio in generale. Nonostante sia esplosa durante la pandemia da COVID-19, questa estetica è figlia del romanzo d’esordio della scrittrice americana Donna Tartt, The secret history (trad. it. Dio di illusioni), pubblicato nel 1992. Ambientato nel fittizio Hampden College in Vermont, modellato sul Bennington College frequentato da Tartt, la vicenda vede come protagonista Richard Papen, studente californiano della middle class e insoddisfatto della propria vita. Trasferitosi ad Hampden per studiare Letteratura inglese, incontra un gruppo di eccentrici studenti di Lettere classiche – guidati da un altrettanto eccentrico docente, il professor Julian Marrows – e fa di tutto per farsi ammettere nella loro cerchia, persino mentire su se stesso e sulle proprie origini. A capo del gruppo c’è Henry Winter, studente brillante ma privo di qualsiasi contatto con la realtà, talmente ricco da non aver bisogno né di una laurea né di un lavoro. I cinque trascinano Richard in un vortice di sofisticazione, vestiti preppy, composizioni in greco antico e festini a base di alcool e droghe vagamente simili a riti orgiastici. Durante uno di questi viene accidentalmente commesso un omicidio; per coprirlo, Henry architetta un omicidio reale, la cui vittima sarà uno dei membri del gruppo. L’avvertimento di Tartt è evidente lungo tutte le pagine del romanzo: dedicare la propria esistenza al culto dell’arte, della bellezza, della morte e della sregolatezza può portare a perdere contatto con la realtà e a commettere azioni innominabili giusto per il gusto dell’estetica. Sfortunatamente, gli studenti chiusi in casa durante la pandemia non hanno pienamente afferrato il concetto.

Ma prima è necessario fare un passo indietro fino alle origini letterarie della dark academia: il campus novel statunitense, che nasce come genere minore nella seconda metà dell’Ottocento e produce principalmente romanzi satirici e stereotipi sulla figura dello studente negligente delle Ivy Leagues. Negli anni Venti del Novecento assume una piega più seria, rientrando nel solco del Bildungsroman: i protagonisti, che vivono fuori casa per la prima volta, si trovano di fronte a un mondo di libertà e tentazioni e sprecano i semestri con feste, risse e iniziazioni sessuali con femmes fatales alle spalle dei genitori. L’ambientazione è quella del college come sistema chiuso in se stesso e quasi interamente privo di contatti col mondo esterno. Nel secondo dopoguerra entrano nel campus novel temi come l’elitarismo, il sessismo e il razzismo all’interno delle università, unite a una riflessione generale sulla mancanza di connessione tra il mondo reale del lavoro e i programmi accademici. La dark academia può essere perciò considerato come la nipote indisciplinata del campus novel: l’ambientazione, la condizione di outsider del protagonista e il suo tentativo di essere accettato e la disillusione nei confronti del college e dei professori sono elementi comuni tra i due generi; la differenza principale è la ricezione del pubblico, l’immersione del lettore in quell’universo non proprio così fittizio.

Con oltre 75mila copie vendute, The secret history rappresentò un vero e proprio caso editoriale negli anni Novanta. Nel 2013, Tartt pubblica The Goldfinch (trad. it. Il cardellino), che gli vale il Premio Pulitzer. Il pubblico riprende in mano la sua opera prima, e Internet è il luogo scelto per parlarne. L’hashtag #darkacademia nasce su Tumblr intorno a quegli anni per raccogliere post di discussione sui due romanzi e piccoli moodboards a tema. In breve tempo la discussione si allarga ad altre opere che avrebbero potuto far parte del genere (la saga di Harry Potter e i film Dead Poets Society e Kill Your Darling, per esempio): intorno al 2018, l’user holocene-days posta su Tumblr «the holy trinity of dark academia that is kill your darlings, dead poets society, and the secret history». Attualmente, 179.100 account su Tumblr utilizzano l’hashtag #darkacademia nei loro post: oltre ai moodboard con foto di architetture gotiche, giacche di tweed e gonne scozzesi, libri macchiati di inchiostro o di sangue e candele accese con un teschio accanto, troviamo anche citazioni – sia da libri dark academia che da classici come Omero, Oscar Wilde e Mary Shelley –, suggerimenti di vestiti e hobby a tema, elenchi di libri, film e altri media. Molto frequenti sono post personali: due o tre foto e una caption dove chi posta racconta la propria giornata.

Oltre ai moodboard con foto di architetture gotiche, giacche di tweed e gonne scozzesi, libri macchiati di inchiostro o di sangue e candele accese con un teschio accanto, troviamo anche citazioni – sia da libri dark academia che da classici come Omero, Oscar Wilde e Mary Shelley –, suggerimenti di vestiti e hobby a tema, elenchi di libri, film e altri media.

Con il tramonto di Tumblr l’hashtag migra su altri social media: il subreddit r/DarkAcademia conta 57,8mila membri; 1,8 milioni di post su Instagram sono taggati #darkacademia, mentre l’hashtag conta 3 miliardi di visualizzazioni su TikTok. Il tipo di contenuto varia, ovviamente, a seconda della piattaforma che lo ospita: su Reddit, foto dei propri outfit per chiedere un parere agli altri membri, consigli su come essere il perfetto studente dark academia, liste di libri, canzoni e film da guardare. Su Instagram spopolano i caroselli con foto a tema, spesso su account secondari dedicati; con l’avvento di TikTok e dei video brevi, diventano molto popolari brevissimi get ready with me (video dove la persona indossa vari vestiti per comporre un outifit) o outfit of the day, oppure video-moodboard con piccole inquadrature di architetture gotiche, statue classiche, libri antichi e pergamene. Su YouTube molti canali propongono principalmente playlist dark academia, room tour dove mostrano le loro camere decorate a tema, outfit of the week e consigli vari. Fondamentale è il senso di community intorno a questa estetica: gli autori dei post spesso chiedono consigli o pareri ai follower, aprono dibattiti, si incoraggiano e si mostrano a vicenda le proprie stanze, i propri armadi, i propri libri.

Isabella Prisco spiega su Elle Decor come l’estetica dark academia sia stata rapidamente cooptata dagli studenti costretti a seguire le lezioni tra le quattro mura delle loro camere. Non potendo frequentare il college, questi hanno deciso di portarne almeno l’atmosfera nel loro spazio domestico. La scrivania viene decorata con teschi, candele, piante (possibilmente morte), pile di libri sottolineati, evidenziatori, penne stilografiche; le lenzuola sono in colori neutri, il piumone immacolato, i cuscini di varie tonalità di terra. L’armadio si riempie di blazer, pantaloni, camicie e cravatte, borse e scarpe di pelle, sciarpe, guanti, cappotti e trench, tutto possibilmente di seconda mano o vintage. Quando si studia lo si fa a lume di candela o con una lampada dalla luce soffusa, indossando una vestaglia e prendendo appunti con una penna stilografica. L’idea di comunità del college, impossibile da ricreare su Zoom, riprende forma nella community online. L’hashtag #darkacademia travalica i confini dei social media e approda sulle riviste di moda o di cinema e su quotidiani autorevoli come il New York Times o la CNN.

Attualmente, 179.100 account su Tumblr – dove quest’estetica ha preso piede su internet – utilizzano l’hashtag #darkacademia nei loro post. Con il tramonto di Tumblr l’hashtag migra su altri social media: il subreddit r/DarkAcademia conta 57,8mila membri; 1,8 milioni di post su Instagram sono taggati #darkacademia, mentre l’hashtag conta 3 miliardi di visualizzazioni su TikTok.

Con l’allargamento dei follower, l’estetica dark academia si trova ad affrontare una serie di problematiche, prima fra tutte quella della rappresentazione. Un articolo di Isabella Dudley-Flores su The Teen Mag accusa quest’estetica di essere eurocentrica e di lasciare poco spazio alla rappresentazione di persone non bianche; inoltre, glorifica comportamenti autodistruttivi dai più innocui, come l’abuso di caffeina e il sottrarre tempo al sonno per studiare, fino a quelli più pericolosi, come il consumo smodato di tabacco, alcool e droghe e le tendenze suicide. La discussione è attiva anche sugli stessi social media che ospitano la dark academia: in un post nel subreddit r/DarkAcademia un utente discute dell’eccessivo eurocentrismo dell’estetica e della sua glorificazione delle malattie mentali, e si chiede quale possa essere una soluzione. Un altro utente suggerisce di amplificare la discussione fino alle università stesse, altrettanto eurocentriche ed elitarie. Essendo la dark academia un genere di finzione, chi ne partecipa ha l’abilità di modificare il modo in cui opera: il genere non deve essere semplicemente uno specchio dell’ambiente accademico, ma può avvenire anche il contrario. I creators dark academia potrebbero, idealmente, mettere in discussione l’elitismo, il classismo e il razzismo dei college tra un moodboard e una playlist.

Nonostante la riapertura delle università, la community dark academia è ancora più viva che mai. La sua moda ha oltrepassato i limiti dell’hashtag e ha raggiunto i blog di moda; le sue liste di libri sono state assorbite dai booktokers. Le scrivanie coi teschi e le candele, forse, sono ancora intatte. Qualche blazer di tweed viene ancora ripescato in un thrift shop. Nessun crimine – e nessun omicidio – è stato compiuto in nome del dark academia. Questo, pensandoci, è già qualcosa.


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Studia Letterature comparate all'Università di Bologna. Ha fatto parte per anni di una webradio di studenti universitari ed è autrice, regista e interprete di due podcast, Amori tarocchi e Swipe Date Repeat. Nel tempo libero scrolla.

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