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L’ascesa delle app per meditare14 min read

L’ascesa delle app per meditare

Dalle app per meditare alle piattaforme digitali mindfulness: un boom che segue la crescente fruizione di musica ambient e chillhop da parte di Millennials e Gen Z

di Federico De Feo

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Esiste da sempre una strettissima connessione tra il flusso sonoro, scaturito da una composizione, e l’approccio lavorativo e creativo che avviene negli spazi preposti. La musica esercita uno stimolo ambientale noto per influenzare le prestazioni cognitive ed è stato affermato che incide nel migliorare la creatività in compiti che coinvolgono abilità spaziali.

Gli spazi lavorativi, così come le influenze musicali, hanno seguito parallelamente dei cambiamenti architettonici e generazionali. Questi hanno portato a considerare la musica una parte integrante dell’habitat lavorativo, tanto che alcune aziende hanno iniziato ad adeguarsi trasmettendo brani in filodiffusione nello spazio lavorativo.

Tale evoluzione ha portato anche alla progettazione massiccia di device che permettono di ascoltare musica ad un livello di fedeltà sempre più alta, creando una sorta di auto-isolamento creativo tra lo spazio ed il processo. Da questa diffusione hanno prosperato le piattaforme streaming di contenuti musicali ambient che hanno modificato l’approccio creativo soprattutto tra i millennials e Gen Z.

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Come dimostrato da uno studio del 2016 effettuato dall’Entertainment Retail Association (ERA) e dalla British Phonographic Industries (BPI), i millennials ascoltano il 75% di musica in più rispetto ai baby boomers: «questa statistica suggerisce un investimento emotivo e un attaccamento maggiore da parte dei più giovani ascoltatori, ed è molto meno volubile l’abbandono istantaneo che ha caratterizzato le generazioni precedenti».

Questo elemento ha inciso in maniera preponderante nell’approccio lavorativo delle nuove generazioni, soprattutto nel contrastare l’ansia ed il malessere provocato dalle continue fonti di rumore riscontrate negli spazi lavorativi. L’ufficio può nascondere molte insidie acustiche che incidono sulla riuscita del processo creativo, causando scarsa concentrazione e calo delle prestazioni, come dimostrato dal test: “Office noise: Can headphones and masking sound attenuate distraction by background speech?

Per i ricercatori ideatori del test, l’unico elemento che riesce a bloccare tale disturbo è il suono della natura, l’unica condizione di mascheramento che funziona come protezione della performance.

Gli ascolti più diffusi per Millennials e Gen Z in ufficio oscillano su più generi, ma da qualche anno c’è una fruizione crescente di musica ambient, chillhop, lo-fi hip hop, per alleviare gli stati di stress e facilitare il pensiero divergente.

Ascoltare musica stimola il pensiero divergente

È scientificamente provato che ascoltare musica attraverso composizioni ambientali, aiuti a svolgere compiti che coinvolgono il “pensiero divergente”, componente fondamentale nel processo creativo. Il pensiero divergente implica: «la creazione di combinazioni inaspettate, il riconoscimento di collegamenti tra associati remoti o la trasformazione di informazioni in forme inaspettate». Fondamentalmente è ciò che ci permette di elaborare nuove idee o strategie fuori dagli schemi.

La natura stimolante di determinati generi musicali eccita il cervello in modi che promuovono uno stile di pensiero flessibile che porta a idee non convenzionali ed innovative, scaturite dall’attenuazione degli stati di stress che diminuiscono le intuizioni creative.
Ad oggi, oltre le innumerevoli playlist ambient presenti nelle piattaforme streaming – basate principalmente su un sistema algoritmico di selezione – sono nati molti canali YouTube che sono diventati un vero trend topic.

A partire dal 2016 su YouTube sono nate stazioni radio che propongono h24 selezioni musicali di lo-fi hip-hop e chillhop, diventando l’habitat musicale perfetto per isolarsi dal contesto sterile ed asettico di un ufficio.

La caratteristica principale del lo-fi hip-hop è basata su un livello di bpm medio/basso che oscilla tra i 70 ed i 90 battiti per minuto ed ha una melodia rilassante e piacevole che permette di accompagnare determinate azioni come il lavoro, la meditazione e la ricerca artistica.

Alcuni dei canali principali come ChilledCow e College Music, secondo una stima realizzata da Wired nel 2021, hanno raccolto un totale di 8,7 milioni di abbonati.

Ogni stazione ha la sua impronta, come ad esempio Code Pioneers ideata dal programmatore Dion Lewis, basata sull’insegnamento del coding attraverso melodie chill, ma tutte mantengono la stessa impronta grafica raffigurante scene di vissuto quotidiano in ambienti rilassanti

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Come detto la musica ambient ha rappresentato una via guarificatrice ed una fonte d’ispirazione creativa nei luoghi di lavoro e non solo. Ma cosa succede se improvvisamente si è costretti a lavorare da casa?

Nell’ultimo anno e mezzo, a causa della pandemia, abbiamo assistito ad una vera rivoluzione degli spazi lavorativi, che ha riscritto anche la forma del processo creativo. La crisi provocata dal Covid-19 costringerà a cambiamenti rapidi e permanenti sia negli immobili commerciali che nella stessa cultura del lavoro. L’ufficio come lo conoscevamo, insomma, non sarà più lo stesso.

L’habitat casalingo è diventato, se non la nuova normalità, una validissima alternativa, con i suoi aspetti positivi tanto quanto negativi, causati dall’iperproduttività e dall’assenza di interazioni sociali reali.

Il rapporto del Center for Disease Control and Prevention ha constatato che complessivamente il 40,9% dei 5.470 intervistati, ha riportato una condizione di salute mentale o comportamentale avversa a causa del Covid-19, in particolare spiccano sintomi di disturbo d’ansia o disturbo depressivo.

Molte start-up hanno colto il potenziale intrinseco tra musica ambient in voga tra le generazioni più giovani e produttive e le pratiche meditative per il benessere psicofisico. Negli ultimi anni sono aumentate le collaborazioni tra musicisti affermati con le app per la meditazione, che nel 2020 sono arrivate a lanciare partnership con HBO e Netflix.

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Secondo il rapporto 2020 del Global Welness Summit: «Dato il potente impatto della musica sul nostro cervello e sul nostro corpo, è straordinario quanta poca innovazione ci sia stata nella progettazione di musica ed esperienze sonore che potrebbero cambiare attivamente e positivamente il nostro umore, la salute e le prestazioni».

Con il progredire della pandemia e la snaturazione del luogo di ufficio per come è stato da sempre concepito, sempre più aziende legate al mondo del mindfulness, come Headspace e Calm, stanno investendo nel settore musicale anticipando nettamente l’industria che solo adesso sta vedendo nella musica ambient una nuova via sonora e possibilità commerciali.

Calm ed Headspace hanno iniziato nel 2012 una vera “battaglia” per accaparrarsi il ruolo di app principale per il benessere fisico e mentale. Lo hanno fatto sfruttando le forme dei nuovi media, legati soprattutto alle infinite possibilità del mondo dello streaming nel loro momento di massima espansione.

Basti pensare che nell’ultimo anno entrambe le società hanno realizzato delle partnership con HBO e con Netflix, realizzando rispettivamente il documentario A World Of Calm, disponibilie su HBO Max, e Le guide alla meditazione di Headspace disponibili su Netflix.

Nonostante Calm sia ad oggi il leader del mercato (nel 2017 ha vinto il titolo di App Of The Year), Headspace ha puntato sull’esclusività del prodotto cercando fin da subito di attirare e fidelizzare i propri clienti rendendo l’esperienza sempre più interattiva e personale.

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App per meditare: Headspace e Calm stanno rivoluzionando il modo di meditare

Headspace nel 2017 inizia a vedere la potenzialità della musica applicata alla propria mission, soprattutto in relazione alla crescente domanda di playlist ambient da parte di giovani creativi. Andy Puddicombe, considerava imprescindibile per il futuro del mondo del mindfulness la convergenza tra musica e pratiche meditative, ma è Calm, sempre nello stesso anno, la prima ad investire nel settore musicale.

Assumendo l’ex Head Of Brand Parternship di Universal Music, Courtney Phillips, viene ideata Calm Music, piattaforma streaming interna all’applicazione, il cui primo ambassador è Moby con il suo ultimo lavoro Long Ambients 2 riproducibile esclusivamente attraverso l’applicazione.

Rilasciato in occasione della Giornata mondiale del sonno del 2019, Long Ambients 2, nasce come guida ed esercizio personale di Moby per combattere il suo stato di insonnia: «Inizialmente ho fatto queste canzoni per me stesso perché non riuscivo a trovare questo tipo di musica da nessuna parte. Long Ambients 2 è stato progettato per aiutarmi a dormire e per aiutare le altre persone a trovare la calma e magari dormire bene la notte. Spero di condividerlo con altre persone che hanno problemi di sonno o combattono l’ansia o hanno difficoltà a calmarsi»

Il progetto indaga le forme dell’inconscio umano attraverso le molteplici fasi del sonno. Gli undici brani compongono i cicli del sonno dove ansia e stato meditativo si alternano, risolvendosi nel barlume finale dato da un nuovo risveglio.

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Aumentano le collaborazioni con musicisti affermati

In questi ultimi 4 anni la domanda di musica ambient è cresciuta notevolmente, ed anche gli stessi musicisti hanno visto innumerevoli potenzialità in tale evoluzione. Non è un caso che nell’ultimo anno ci siano state moltissime produzioni incentrate nello scoprire e raccontare le nuove sonorità ambientali, modificate anche dalla pandemia, facendo diventare gli album delle vere e proprie esperienza meditative.

Come raccontato dalla giornalista del Guardian Kate Hutchinson, moltissimi musicisti stanno canalizzando tale esperienza musicale all’interno dell’industria ampliandone nettamente i profitti e le produzioni. Con l’assenza di concerti e di spazi lavorativi è aumentato il bisogno di superare lo stress da “reclusione abitativa” attraverso la musica e la meditazione.

In questo nuovo processo chi meglio di un musicista potrebbe aiutare un app di meditazione a sviluppare questo potenziale? Ad agosto del 2020 Headspace ha assunto Jon Legend come primo Chief Music Officer per una società legata alla creazione di programmi meditativi, coinvolgendo fin da subito artisti come St Vincent ed Arcade Fire.

Secondo l’analisi di Frank Fitzpatrick su Forbes: «Headspace ha differenziato la sua ultima offerta da Calm concentrandosi prima sul potere della musica e sui contenuti di consapevolezza… Rimanere concentrati è una sfida universale che è stata ulteriormente esasperata dalla New Normal di una forza lavoro da remoto provocata dal COVID-19».

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Enfatizzare la musica come pilastro chiave per la loro nuova piattaforma consente a Headspace di rispondere a un’esigenza creativa chiara e attuale, pur mantenendo le proprie pretese di contenuti basati sulla scienza. Infatti nell’ultimo anno, come riportato su Business Of Apps, Headspace ha guadagnato 1 milione di nuovi iscritti e Calm addirittura 2 milioni

Ma la ricerca scientifica come sta intervenendo in questo settore? Il futuro che si prospetta è la creazione di nuove applicazioni, basate sull’intelligenza artificiale, che possano estrarre i dati biologici, psicologici ed emotivi, per creare un paesaggio sonoro in continua evoluzione che possa migliorare la salute mentale e fisica ogni qual volta ci si voglia sintonizzare.

Endel, una delle prime app che opera in questo modo, estrae i dati dagli smartphone e li somma ai dati biometrici e psicometrici (dalla frequenza cardiaca ai dati dei passi, ecc.) creando una composizione sonora infinita basata sulla scala pentatonica e mascherando i rumori che ci circondano e che inducono alla distrazione.

Forse questa nuova tendenza non porterà alla trasformazione della musica per come è stata da sempre percepita ed utilizzata, ma ad oggi è visibile un enorme potenziale in cui salute e benessere possano convivere con l’industria, ampliando sempre di più la “musica del benessere“, elemento ideale per il processo creativo delle nuove generazioni in cui convergeranno nuove tecnologie, nuovi esperimenti e nuove esperienze sonore.


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Attualmente collabora con l’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma, come Ospite Relatore del corso "Il suono nel cinema" parte integrante del percorso di Laurea in Sound Design, dove si è laureato nel 2017. Ha scritto per “Rolling Stone”, “GQ”, “Link – Idee per la tv” occupandosi soprattutto della musica applicata al cinema e alle serie tv

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