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Ricalcolare lo sport15 min read

È una giornata fredda ma dal cielo terso a Philadelphia. La tempesta Blizzard, che ha paralizzato la città riversando 78 centimetri di neve in sole ventiquattro ore, è ormai alle spalle. In televisione vanno in onda gli episodi della seconda stagione di Friends e in cima alle classifiche c’è Jagged Little Pill di Alanise Morisette, mentre il computer IBM Deep Blue – capace di scansionare 200 milioni di mosse al secondo – sconfigge in una partita a scacchi il campione del mondo in carica Garry Kasparov: per la prima volta nella storia un essere umano viene sconfitto da un calcolatore.

Era il 10 febbraio 1996, ma per molti è il primo giorno dell’Anno Zero, l’inizio dell’era del dominio delle macchine sull’uomo e poco importa se Kasparov nelle sfide successive riuscì a ribaltare il risultato vincendo con un risultato complessivo di 4-2 con tanto di sospetti, tutt’altro che infondati, che Deep Blue avesse ricevuto un aiuto umano per scegliere le proprie mosse. Nel frattempo è passato quasi un quarto di secolo, siamo sopravvissuti al Millennium Bug e l’intelligenza artificiale si è sviluppata tanto da essere in grado di sconfiggerci anche a Poker o a Go, ma anche al punto da saper dipingere senza supervisione un ritratto inedito – okay, si può ancora migliorare – venduto a centinaia di migliaia di dollari durante un’asta a New York.

L’analisi dei dati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, sono sicuramente due temi interconnessi e al centro del terreno su cui si giocheranno tutte le partite più importanti a livello globale, in ogni aspetto delle nostre vite, sia pubblico che privato. Per questo, più che al dominio delle macchine sull’uomo, stiamo assistendo all’inizio di una rivoluzione di portata enorme, di cui non si intravedono i confini e nella quale è ancora difficile distinguere con nitidezza gli aspetti positivi da quelli negativi che rispondono alle generiche voci “intelligenza artificiale”, “big data”, “algoritmi”, “deep learning”, ormai entrate nel lessico dei notiziari e dei quotidiani o delle analisi statistiche, per esempio.

In questo approfondimento ci occuperemo del sodalizio tra tecnologia e sport, in tutte le sue diramazioni possibili e immaginabili: dall’organizzazione dei grandi eventi, al coaching, passando per la previsione degli infortuni, fino al mondo del wellness amatoriale. Un supporto che ha reso possibile spingere il corpo umano a superare dei limiti considerati invalicabili fino a poco tempo fa e che ha spalancato le porte su realtà e dimensioni della prestazione fisica che erano semplicemente inimmaginabili.

L’esempio del maratoneta keniano Eliud Kipchoge, che a 35 anni e per la prima volta nella storia, ha corso un’intera maratona in meno di due ore, sebbene non fosse una gara ufficiale, è emblematico per renderci conto di quanto si stia in tutti i sensi accelerando grazie al supporto tecnologico. Si è parlato molto delle scarpe Nike ZoomX Vaporfly Next % utilizzate per l’occasione e che sono a tutti gli effetti considerate “le scarpe più veloci al mondo”, visto che chi le indossa ha abbattuto parecchi record negli ultimi mesi, grazie a materiali e tecnologie speciali, non ancora del tutto noti, ma di cui conosciamo “l’arma segreta”, ovvero la lamina di fibra di carbonio inserita nell’intersuola che accumula letteralmente energia e la rilascia a ogni passo, facilitando la corsa di chi le indossa. Naturalmente, a questo, si aggiunge lo straordinario talento di Kipchoge, che detiene anche l’attuale record mondiale della maratona maschile, grazie alla sua dedizione in allenamento e a una cura dei dettagli che lo rendono il migliore di tutti i tempi. Di sicuro 1h59’40’’ è un tempo che ci ricorderemo per un bel po’, o forse no, visto che fino a nemmeno vent’anni fa era inimmaginabile pensare di scendere sotto alle due ore.

Se è vero che nello sport quasi tutto è quantificabile, allora è anche vero che quasi tutto può essere prevedibile.

Tutti i record passano per un duro allenamento e non c’è allenamento che oggi non richieda il supporto tecnologico per curare ogni piccolo aspetto di una qualsivoglia prestazione. Innanzitutto c’è la misurazione: direzione, velocità, accelerazione dei movimenti, frequenza cardiaca, metabolismo, pressione, forza, resistenza aerodinamica, sono solo una misera parte degli aspetti che si possono tenere sotto controllo grazie, per esempio, ai sensori optoelettronici, o alle sfere riflettenti applicate sul corpo dell’atleta e passate ai raggi infrarossi, che registrano i movimenti in modo da poterli scansionare – ed eventualmente migliorare – osservandoli al rallentatore o in 3D.

In questo senso anche i comuni dispositivi indossabili permettono già da qualche tempo di registrare e catalogare i dati. L’intelligenza artificiale interviene per rendere tridimensionali questi dati, indica dove e come agire sia a livello individuale che per quanto riguarda il coaching di squadra, per analizzare e sviluppare azioni di gioco e l’efficacia di uno schema, con un margine di errore irrisorio.

Se è vero che nello sport quasi tutto è quantificabile, allora è anche vero che quasi tutto può essere prevedibile. Per un atleta e chi lo allena, nulla è più deleterio di un infortunio, ed è per questo che l’intelligenza artificiale è in grado di operare anche in questa direzione, riducendo lesioni e stress eccessivi, grazie a capacità predittive di diagnosi ottenute con il monitoraggio costante dei parametri di salute profilati nel dettaglio in base alle abitudini e all’organismo dell’atleta. Non soltanto scongiurare il più possibile gli imprevisti, ma anche limitare la dispersione di energia e mantenere sempre alto e costante il livello della prestazione. Questo è un aspetto fondamentale del supporto tecnologico al servizio dell’uomo nello sport: siamo in un certo senso abituati a imprese epiche e occasionali, che diventano iconiche e tracciano la storia dello sport, facendo esultare tifosi e appassionati.

 

Questi episodi eccezionali ovviamente ci saranno per sempre, perché sono l’essenza dello sport stesso, sarà tutto il contesto attorno a cambiare: il livello medio sarà sempre più alto e diffuso, aumenterà lo spettacolo e anche gli stessi episodi straordinari che rendono eccitante qualsiasi gara. Parafrasando Cristiano Ronaldo, che spesso ha dichiarato che «il talento è fondamentale, ma non tutto piove dal cielo, ci vogliono sacrificio e allenamento costante per rimanere ai massimi livelli» possiamo quindi dire che il talento è fondamentale, a tutto il resto ci penseranno i computer. Forse non è il caso di Cristiano Ronaldo, con il quale entrano in gioco caratteristiche e prestazioni fisiche inumane, ma d’altra parte non è esattamente questo che sono le macchine?

A proposito di Cristiano Ronaldo, in un futuro prossimo presumibilmente un algoritmo saprà individuare organismi con un potenziale da campione, grazie a un database che calcola con precisione le prestazioni di un calciatore, prevedendo la crescita tecnica e azzardando anche un valore di mercato. L’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo sul calcio è tra i più rilevanti, non soltanto perché si tratta di uno degli sport più seguiti al mondo, ma anche perché fino a pochissimi anni fa si pensava davvero impossibile vedere tutti quei congegni in campo, a bordo campo o sugli spalti.

L’introduzione del VAR è sicuramente l’episodio più eclatante, discusso e ancora in fase di perfezionamento, ma è solo la punta dell’iceberg. L’innovazione si nasconde ovunque: nei terreni di gioco sintetici o nei droni con telecamera multispettrale e termica radiometrica che analizzano lo stato del manto erboso, ai materiali per degli scarpini sempre più leggeri e adattati al piede del calciatore, nella AI che calcola le angolature migliori per seguire un’azione con le telecamere o quantifica le sedute di allenamento per i calciatori, passando per i microchip inseriti nei palloni che comunicano con gli smartphone, fino all’incommensurabile numero di statistiche e numeri di cui possiamo disporre in diretta e dopo il triplice fischio, rendendo l’analisi del post-partita una questione praticamente scientifica, sia per i diretti interessati scesi in campo, che per i commentatori, forse un po’ meno per i tifosi, che in fin dei conti quello a cui continua a premere di più è ancora il risultato finale e non l’algoritmo che calcola le probabilità di dribbling riusciti durante una partita.

Di certo però, gli stessi tifosi, non saranno esenti dall’approdo della tecnologia nel mondo del calcio, che sta cambiando anche i metodi di fruizione e la fan experience, a partire dall’introduzione già in corso dell’e-ticketing fino alle potenzialità ancora inespresse della realtà aumentata in live streaming, oppure per immersioni nel pre-partita con visione a 360 gradi grazie alla VR. Per i tifosi che preferiscono il divano ai seggiolini delle tribune, sarà possibile rendere il loro salotto una curva gremita, così come gli highlights non saranno più gli stessi, o meglio, saranno sempre gli stessi, ma si potranno direttamente dal campo, a fianco degli atleti, anche se per il momento non è prevista la possibilità di spendere un fallo tattico per alterare l’azione in caso di gol subito. Peccato, ma forse ci arriveremo. O forse faremo prima a vedere una partita di calcio giocata da dei robot. Ah no, questo è già successo!

I Giochi Olimpici moderni sono da sempre un’occasione per inaugurare e mostrare al mondo le tecnologie nuove di zecca che entreranno di lì a poco nella routine delle persone comuni. È successo nel 1912 durante le Olimpiadi estive di Stoccolma, nelle quali fu introdotto per la prima volta il cronometraggio elettrico e una forma molto rudimentale di fotofinish, quelle di Berlino 1936 furono le prime ad essere trasmesse in diretta televisiva – anche se praticamente nessuno possedeva una televisione in casa e furono allestite delle sale pubbliche in giro per la Germania –, mentre in Italia si dovettero aspettare i Giochi di Roma del 1960 per i primi programmi televisivi della RAI nei quali seguire gli atleti in gara, stavolta sì, comodamente da casa, nell’agio del boom economico. Nel 1964 fu inaugurata, appositamente per l’inizio della cerimonia, la Tōkaidō Shinkansen, la prima ferrovia ad alta velocità che collegava Tokyo e Osaka in sole tre ore. I più recenti Giochi Olimpici di Londra del 2012 furono invece quelli che certificarono gli smartphone e i social network come principale mezzo di comunicazione per la diffusione di notizie e immagini, per le dirette in streaming e per seguire e celebrare gli stessi atleti sui loro profili personali.

 

Insomma, il legame tra tecnologia e Olimpiadi è fortissimo, per cui bisogna aspettarsi tante sorprese e momenti di stupore, durante i Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo che, per la prima volta nella storia sono stati rinviati di un anno, e che si preannunciano, tuttora e a maggior ragione, come quelli in cui la tecnologia farà un ulteriore passo avanti nelle vite quotidiane, un biglietto da visita che può suonare strano ma che in effetti è abbastanza credibile, scoprendo tutte le novità che sono previste e presentate, ma anche quelle che saranno messe in campo per rispettare quelli che saranno i nuovi regolamenti a seguito della pandemia globale da COVID19, per il controllo e il tracciamento di ipotetici portatori del virus e per garantire nuovi protocolli di sicurezza che inevitabilmente saranno applicati nel mondo post Coronavirus.

I Giochi Olimpici moderni sono da sempre un’occasione per inaugurare e mostrare al mondo le tecnologie nuove di zecca che entreranno di lì a poco nella routine delle persone comuni.

Quelle che erano state presentate come le “Olimpiadi più tecnologiche di sempre”, mostrano come biglietto da visita innanzitutto i partner aziendali, che hanno supportato il Comitato Olimpico per mettere sul tavolo un elenco di novità che, certamente, saranno ulteriormente incrementate nel corso di quest’anno di slittamento. Primo su tutti Intel, “world wide partner” che fornirà le integrazioni tecnologiche come già avvenuto in via sperimentale ai Giochi Invernali di PyeongChang, in maniera ancora più innovativa e imponente.

Una delle novità assolute sarà il 3D Athlete Tracking, un sistema di tracciamento tridimensionale che fornisce (quasi) in tempo reale statistiche e approfondimenti durante alcune gare come i 100 metri, ad esempio.

Inoltre è in fase di sviluppo, in partnership con IOC, una formazione VR dedicata soprattutto alle fasi di allenamento degli atleti, per creare un apprendimento immersivo che riduca i costi e aumenti l’efficienza. La realtà virtuale però, non sarà di certo solo appannaggio degli atleti: così come accaduto a PyeongChang, Intel ha previsto la trasmissione di eventi in realtà virtuale grazie al supporto di Intel True VR.

Questo però non sarebbe possibile se non fossero anche e soprattutto le prime Olimpiadi con connessione 5G, una rete che aumenterà esponenzialmente la qualità delle esperienze di visualizzazione interattive, collegate ad applicazioni per smart city all’avanguardia.

Connessione, computing e esperienza sono le parole chiave, così come intelligenza artificiale: sono previsti dei robot di telepresenza T-TR1 che proietteranno a grandezza naturale ologrammi degli atleti in fase di accoglienza, per smistare e intrattenere il pubblico con tour virtuali.

Saranno invece dei tour assolutamente reali quelli prestabiliti per raggiungere gli stadi, solo che saranno guidati da automobili elettriche e a guida automatica, senza pilota. Se ne prevedono circa duecento attive e in servizio per tutta la durata dei Giochi. La Concept-i di Toyota guiderà anche la fiaccolata Olimpica e farà da “apripista” per la maratona. È quasi imbarazzante, perché non è affatto finita qui: saranno presentati i primi esemplari di maxischermo in 8K, ma anche dei dispositivi indossabili in grado di tradurre perfettamente il giapponese nelle dieci lingue più diffuse al mondo, nel caso non si faccia in tempo a imparare i sillabari della lingua nipponica entro luglio. La Panasonic ha inoltre presentato la NEC, un sistema di riconoscimento facciale che riconoscerà oltre 300.000 volti, tra cui anche quelli degli atleti e degli addetti ai lavori, per accelerare i tempi di attesa e certamente per collaborare con le autorità nei controlli di sicurezza.

Saranno le Olimpiadi che inaugureranno nuovi sport e con attesi ritorni, come il surf, lo skateboard, il karate, l’arrampicata e il baseball. Niente in confronto all’approdo ufficiale degli eSport, sebbene le competizioni non saranno nel medagliere ma solo come evento che anticiperà l’inizio ufficiale della cerimonia. Un piccolo passo che fa ben sperare per il futuro di tutti i video-giocatori con ambizioni olimpiche – almeno quelli di Street Fighter e Rocket League, per il momento – un passo fondamentale per la sinergia unica e imprescindibile che c’è tra tecnologia e sport.

Una sinergia che senza ombra di dubbio sarà fondamentale anche per permettere agli atleti di allenarsi e fare attività in totale sicurezza e per garantire al pubblico di assistere ancora a esibizioni dal vivo negli stadi. Da qualche parte in questo momento un computer sta lavorando per far tornare il boato della folla.